Cybernetics

Di Marco Andrea Ciaccia

Nasdaq osservato speciale
Forse anche questo “boom” tecnologico made in Usa, come quello di fine anni Novanta delle web company, è destinato a finire presto. Quanto presto non si sa, ma i segnali di una “sopravvalutazione” non mancano. Resta il fatto che il boom della cyber-security, legata a commesse statali e di grandi imprese e a preoccupazioni strategiche prima ancora che commerciali, ha di per sé caratteri più resilienti e meno speculativi del suo infausto precedente. Secondo Markets and Markets di Dallas, pro- dotti e soluzioni per la protezione contro attacchi cyber toccheranno i 120 miliardi di dollari nel 2017, dai 63,7 miliardi nel 2011. Il tasso di crescita previsto è sicuramente superiore a quello medio dell’economia mondiale nel periodo 2012-2017: circa l’11%. Per ASDReport di Amsterdam, già quest’anno la dimensione del mercato sfiorerà i 78 miliardi di dollari. Richard Stiennon, analista in genere prudente, prevede che la sicurezza It decuplicherà il suo valore nel decennio indicando il numero magico dei 600 miliardi di dollari nel 2023. Tra i leader del settore meglio attrezzati oggi a cavalcare l’onda lunga Markets and Markets indica Cisco Systems, Check Point Software, Kaspersky Lab, Fortinet, Ibm, Ca Technologies, McAfee, Symantec, oltre a Lockheed Martin e Northrop Grumman per la parte militare. Nell’ambito della malware detection ci sono le società più promettenti, cresciute sullo sfondo dell’aumento delle Advanced persistent threats (Apt), minacce avanzate e persistenti condotte da hacker ben organizzati che entrano nelle reti delle organizzazioni mantenendo per lungo tempo un basso profilo. Chi è capace di collocarsi in questa arena competitiva ottiene un premio dal mercato che, al netto di qualche salutare correzione degli indici di Borsa, resta agganciato a una dimensione strategica concreta, a un fattore trasformativo reale del settore. L’analisi e la protezione delle minacce specializzate (Stap, Specialized threat analysis and protection) potrebbe diventare la nuova sigla vincente – coniata dalla società di ricerca Idc l’anno scorso – nel quale sono racchiusi i prodotti che monitorano la rete e/o gli endpoint alla ricerca di anomalie. Sempre secondo Idc, questo segmento che valeva circa 200 milioni di dollari nel 2012, è destinato a crescere a 600 milioni quest’anno e raggiungere gli 1,17 miliardi di dollari nel 2017. Alla fine del 2013 lo sbarco a Wall Street di FireEye,del tecnologo pakistano-americano Ashar Aziz (ex Sun Microsystems), ha sollevato più di qualche perplessità in termini finanziari. L’azienda è stata valutata 6 miliardi di dollari all’Ipo, un valore superiore a quello di affermati competitor come Palo Alto Net- works, Trend Micro o Barracuda, e appena la metà di Checkpoint che però ha un fatturato 10 volte superiore. La chiave per comprende- re questo successo però è il fatto che FireEye, pur così giovane (è stata fondata nel 2004) è già leader incontrastato del segmento Stap, con una quota di mercato nel 2012 di circa il 39%. Che si espanda, e resista agli scossoni di Borsa, questa volta è interesse non solo degli investitori. Un crollo dei listini generalizzato potrebbe mettere a repentaglio un pugno di aziende in un segmento strategico che ancora ha bisogno di consolidamento, e il cui contenuto strategico non è funzione di speculazioni finanziarie.