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E in Colombia scoppia la pace

Se il mio amabile predecessore era piuttosto incline agli aspetti bellici, cercherei invece dal canto mio di dirottare l’aereo rosso del Barone su cieli più pacifici. È infatti incredibile che, in mezzo al diluvio di allarmi terroristici in Europa e di stragi in Siria, Iraq e Libia, la notizia di una pace sia stata distrattamente notata dai media mondiali e in special modo da quelli nostrani. La pace è scoppiata in Colombia, eppure nessuno sembra dar grande peso a un fatto straordinario e importante. La Colombia non è lontana, laggiù nella mitica e sfortunata America Latina, è vicina quanto gli ‘ndranghetisti che portano la cocaina a tonnellate in Italia e lo spacciatore che rifornisce la Milano da bere e tutte le altre piazze italiane con o senza movida. Con la pace è possibile riprendere il controllo del territorio prima dominato da guerriglie convertitesi al narcotraffico, le Farc e l’Eln, e impedire alla fonte la coltivazione di piante di coca e la produzione altamente inquinante di pasta base. Con la pace e la fine della violenza è possibile attirare nuovi investimenti favoriti dalla necessaria ricostruzione e perequazione sociale, oltre che ridurre sostanzialmente le spese di militari lungamente abituati alla controguerriglia interna. Militari che potrebbero, per esempio, essere più utilmente impiegati in missioni Onu.

Si fa presto a dire pace e a darla per scontata, ma in Colombia la guerra è durata più di mezzo secolo (54 anni) e, in realtà, è stata preceduta da altri 32 anni di violenza (le cosiddette Grande e Piccola violenza) e di guerra civile strisciante. Totale: 420mila morti (come dire circa il 72% dei genovesi uccisi). A paragone, i nostri vent’anni di piombo sono costati approssimativamente 500 morti, mentre i due anni della guerra di Liberazione circa 100mila caduti. Una Colombia pacificata diverrà un alleato importante nella lotta al narcotraffico perché aiuterà a controllare meglio le frontiere con il Venezuela, purtroppo in preda a un’instabilità acuta e pesantemente infiltrato da mafie colluse talvolta con i più alti gradi delle Forze armate e con i vertici politici. Questo non significa un automatico lieto fine: è più facile sabotare una pace che fermare una guerra e non sarebbe la prima volta che una pace in Colombia finisce malissimo. Anzi, possiamo ragionevolmente prevedere che un 10% degli ex-guerriglieri scelgano la via del crimine, esattamente come i loro avversari di destra degli squadroni della morte Auc. Eppure, come i nordirlandesi possono testimoniare, la pace imperfetta è infinitamente meglio di una truce guerra civile.