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ROSETTA PENULTIMO ATTO: IL RENDEZ-VOUS
Dopo un viaggio durato dieci anni Rosetta ha finalmente raggiunto la cometa 67P il 6 agosto, poco dopo le 10 ora di Greenwich, fornendo le prime immagini ravvicinate, da soli 100 km, del suo nucleo. Da questo momento, orbitandole intorno, “accompagnerà” la cometa nel suo viaggio intorno al Sole analizzandola e, al contempo, individuando la zona della superficie dove è previsto l’atterraggio del rover Philae che si staccherà dalla sonda madre per atterrare il prossimo 11 novembre. Questa impresa rappresenta un ulteriore notevole successo della scienza europea e italiana dopo quello della sonda Giotto che incontrò nel 1985 la cometa di Halley avvicinandosi soltanto al nucleo a circa 650 km prima di essere sbalzata fuori dalla sua orbita a causa dell’urto con un pezzo di roccia emesso dalla superficie. Per Rosetta le condizioni sono state studiate in maniera del tutto differente poiché l’obiettivo della missione è quello di accompagnare la cometa grazie a una velocità relativa tra i due corpi pari quasi a zero. La missione è stata discussa, tra noi esperti, e programmata nei minimi dettagli oltre 20 anni fa perché bisognava immaginare il futuro, i problemi che avremmo potuto incontrare e il modo per risolverli. Ci siamo riusciti, sfidando anche la sorte: infatti, il lancio avvenuto il 2 marzo del 2004, partiva sotto una cattiva stella perché era stato preceduto da un insuccesso del vettore Ariane 5 poco tempo prima; bisognava rischiare mettendo a repentaglio il lavoro di un decennio: ma bisognava farlo e fu fatto. Oggi possiamo dire che fu una scelta molto rischiosa ma giusta. L’orbiter di Rosetta ha a bordo 11 esperimenti, 3 dei quali italiani mentre il lander ne porta 10 dei quali uno italiano. La cometa andava raggiunta quando era molto lontana dal Sole per evitare che fosse attiva e rischiasse di distruggere la sonda; bisognava arrivarci con un viaggio lungo 10 anni che rappresentava di per sé una sfida mai ancora affrontata nelle stesse condizioni. Si presentava anche il problema della velocità necessaria al rendez-vous: la spinta dei motori del vettore non sarebbe mai stata sufficiente per cui è stata utilizzata la tecnica dell’effetto fionda. Facendo ruotare la sonda intorno a un corpo celeste questa acquista velocità e può essere poi espulsa nella direzione voluta: per due volte intorno alla Terra e una intorno a Marte, Rosetta ha acquistato la velocità necessaria, 55mila km/sec, per dirigersi verso la cometa sfruttando i pianeti come un sistema di propulsione verso i confini del sistema solare. Oggi finalmente ci siamo: le prime immagini mostrano un nucleo complesso, con una superficie piuttosto rugosa, nera come Halley e una forma simile a due pagnotte di dimensioni diverse incollate insieme. Si inizia a studiare i dati che stanno arrivando sulla Terra e le sorprese sono molte: a presto, in ottobre, per le ultime informazioni.