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La Nasa dice dasvidania a Mosca?
Illusione o semplice cambiamento di strategia? Gli analisti avranno il loro bel daffare in queste settimane, quel che è certo è che non mancherà per nulla il lavoro a Charles Bolden, direttore della Nasa che ha avviato il progetto degli spazioporti per ridurre la dipendenza da Mosca circa i lanci spaziali per cui gli Usa hanno già pagato 70 milioni per il lancio dello scorso marzo. A oggi sono circa quattordici gli Stati che hanno avviato progetti per la costruzione di spazioporti con l’obiettivo consolidato non solo di creare occupazione, ma anche di strutturare una sorta di industria altamente innovativa. La presenza di investitori privati si è già fatta significativa, dal momento che si stima un investimento iniziale di 190 miliardi di dollari annui. Proprio sul versante economico-finanziario è di poco tempo fa la richiesta presentata dalla Nasa per il bilancio 2015 che mira a ottenere 17,5 miliardi dollari allo scopo di finanziare le basi per alcune importanti nuove missioni scientifiche, tra cui una per la luna Europa di Giove. Lo stesso Bolden ha rilasciato una dichiarazione dettagliata sulla richiesta di bilancio Nasa 2015 in cui osserva come il presidente Obama in occasione della decisione sul bilancio, abbia riservato molte buone notizie alla Agenzia. Il riferimento è al piano di finanziamento per il programma spaziale americano che riafferma la strada intrapresa dall’ente, con l’obiettivo di “andare oltre il sistema solare e condurre il mondo in una nuova era di esplorazione”. Bolden qualche anno fa si rese protagonista di un episodio singolare, quando nel 2011 in un video avvertiva i cittadini americani, in qualunque zona si trovassero, di essere “pronti per ogni genere di emergenza”. Il riferimento all’epoca era ovviamente l’attentato delle Torri gemelle, ma Bolden parlò anche dei disastri naturali che potrebbero abbattersi sugli Stati Uniti. Il comparto dei satelliti commerciali è uno degli ambiti specifici in cui l’impegno di Bolden è particolarmente intenso, non fosse altro che per ovviare alle recenti polemiche con la Russia post-caso Crimea. Qualcuno si spinge a sostenere che la questione ucraina nulla abbia a che fare con il cambio di strategia, dal momento che già alla vigilia del secondo mandato di Barack Obama era stata annunciata, a più riprese, la volontà di rafforzare un programma spaziale completamente americano e quindi con finanziamenti ad hoc che non prevedessero altri partner. Ma il Congresso ha deciso per un taglio dei contributi, per cui l’orizzonte che adesso la Nasa si è dato è rivolto al 2017, quando (solo) da quel momento in poi potrà concretizzarsi il progetto di fare decollare un astronauta dal suolo americano. Per ora di buon auspicio c’è il satellite di comunicazione del gruppo Ses world skies, lanciato dalla Florida dal gruppo SpaceX che con la Nasa ha un contratto da 1,6 miliardi di dollari: dodici navicelle cargo senza pilota dovranno rifornire la Stazione spaziale internazionale. E per Bolden sarà solo un nuovo inizio.