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L’osso duro James Hogan
Trattative serrate, ipotesi di newco, incontri carbonari e ufficiali. Il tutto per confezionare una proposta che sia funzionale alle nozze Alitalia-Etihad. Ma al di là dei termini dell’accordo ecco che a spiccare in questo groviglio di interessi, percentuali e riverberi è il ceo della compagnia degli Emirati, quel James Hogan che allo scetticismo iniziale ha sostituito una costante e progressiva convinzione. Da diciotto anni alla guida del gruppo, Hogan è stato indiscutibilmente il punto di riferimento dello sviluppo di Etihad. Sei anni fa ha firmato una vera e propria svolta siglando uno dei più grandi ordini di aeromobili nella storia per circa 43 miliardi dollari e tre anni dopo ha raggiunto il suo primo utile netto da 14 milioni, passando a 42 milioni nel 2012. Fusioni e acquisizioni sono la sua materia, come dimostrano le operazioni condotte in porto per le quote di minoranza di Air Berlin (29,21%), Air Seychelles (40%), Aer Lingus (2,987%), Virgin Australia (9,99%), Air Serbia (49%) e Darwin Airline (33%). Oggi si trova a un metro da un traguardo significativo: creare un’Alitalia 2 “pulita” dalle scorie che sia good company a fronte di un passato da trasformare in nuove opportunità. Il tutto con la supervisione di un altro personaggio significativo: H.H. Mohammed bin Zayed bin Sultan Al Nahyan,ovvero il numero uno del fondo sovrano Abu Dhabi Investment Authority (Adia) e di Mubadala, il principale veicolo di investimento del governo emiratino. Si tratta di un attore che è già stato coinvolto in due operazioni: la prima in Ferrari e la seconda, recentissima, in Grecia dove ha perfezionato una joint venture da 7 miliardi di euro con il governo di Atene per 50mila nuovi posti di lavoro. Ecco che il piano a cui Del Torchio e lo stesso Hogan stanno lavorando potrebbe portare il gradito frutto di un’epoca nuova per la compagnia di bandiera italiana, con due riverberi niente affatto secondari come gli interventi su Linate e l’alta velocità da e per Fiumicino. All’orizzonte si intravede quindi un autentico piano industriale di sviluppo per Alitalia. In occasione della celebrazione del primo decennio di attività lo scorso gennaio, Hogan sottolineò che mentre gli Emirati continuano a emerge- re come il prossimo hub business globale, Etihad Airways sta costruendo una rete globale per collegare il mondo via Abu Dhabi proprio attraverso un modello di business fresco per l’industria aerea, basato su una crescita collaborativa attraverso un mix di espansione organica, partnership e partecipazioni di minoranza in altre società. Come il passo Alitalia starà lì a dimostrare.