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Dark energy  e un nuovo pianeta nano

Man mano che la tecnologia avanza, il sistema solare come l’abbiamo appreso a scuola, 9 pianeti da Mercurio a Plutone, va profondamente rivisto. Nel 2006 l’Unione astronomica internazionale, Uai, definì “pianeta nano” un corpo celeste che orbita attorno a una stella e ha una massa sufficiente a conferirgli una forma quasi sferica. Il tutto nasce dalla scoperta nel 2005 di tre oggetti: Quaoar, Sedna ed Eris, di dimensioni comparabili con Plutone. Si trattò di decidere se considerare anch’essi pianeti piccoli o riclassificare Plutone, scelta finalmente preferita. Sino a poco tempo fa la Uai aveva riconosciuto cinque pianeti nani: Haumea, Makemake, Eris, Plutone, e Cerere. Quest’ultimo, il più piccolo, si trova nella fascia degli asteroidi a 2,8 Unità astronomiche (UA = distanza media TerraSole). Mentre Plutone è a 39,5 UA rispetto a quelli che una volta erano indicati come i confini del sistema solare, i primi tre corpi sono più lontani, tra 43 e 68 UA, con masse dell’ordine di quella di Plutone. Escluso Cerere, tutti gli altri pianeti nani appartengono alla zona di spazio nota come “fascia di Kuiper”, caratterizzata dalla presenza di moltissime comete non attive che ruotano attorno al Sole in attesa che qualche perturbazione le faccia schizzare all’esterno (se la traiettoria va verso l’interno del sistema solare diventano le usuali comete che attraversano il nostro cielo).

Più si arriva a guardare verso l’esterno del sistema solare più ci si aspetta di scoprire un numero rilevante di pianeti nani: alla fine del 2016 è arrivata la conferma che il corpo celeste, scoperto nel 2014 e indicato come 2014UZ224, è un pianeta nano con un diametro intorno ai 530 km, la metà di Cerere e un sesto di Plutone ed Eris. Ricercatori dell’Università del Michigan hanno potuto misurarne il periodo di rotazione, pari a circa mille anni, e la distanza media dal Sole pari a circa 10,7 miliardi di km, maggiore di quella di Eris, il più lontano conosciuto sino a oggi. L’osservazione è stata possibile grazie al tempo extra concesso agli studiosi dal progetto internazionale DES, Dark energy survey, che mappa centinaia di milioni di galassie per capire la natura della misteriosa “energia scura”, che sta accelerando l’espansione del nostro Universo in contrasto con la Teoria della relatività generale che prevede, invece, un rallentamento dell’espansione. Da qui la grande sfida della fisica: o quest’ultima teoria non è valida su scala cosmica o effettivamente esiste un’energia scura che indicherebbe che il 70% dell’Universo si comporta in maniera “esotica”, inattesa. Il tempo ce lo dirà, mentre nuove osservazioni accrescono costantemente le nostre conoscenze, pianeti nani inclusi.