Pensieri spaziali

Di Luca Parmitano

Esploratori di oggi e di domani

Francesco Sauro è un esploratore: parte, con lo zaino in spalla, e rientra con racconti di avventure, memorie fatte di disegni, mappe e luoghi mai visti prima. Durante Caves 2014 ho percepito la sua passione nel desiderio di trasmetterci le basi di speleologia e geologia, nel trasformarci da semplici spettatori a membri effettivi di una spedizione sotterranea. Mentre risalgo il letto del fiume che ha scavato, con millenaria pazienza, uno stretto canyon nelle Dolomiti, cerco di mettere a frutto gli insegnamenti di quella esperienza, di inserirli nel contesto in cui mi trovo, simile e tuttavia così diverso. Cicatrici pietrificate da tempi lunghissimi (e incomprensibili nella nostra scala umana) ci circondano, le forme scolpite dall’acqua sono un’eco visiva di quelle viste nelle caverne. Studiamo un tratto di parete: sotto è rocciosa, come abbiamo visto finora. In mezzo, è un grezzo mosaico di pietre, di varie dimensioni ma lisce e coese fra di loro, come un muro, ma concavo alla base. Sopra, la parete è ricoperta da terriccio e vegetazione. Ho osservato lo stesso fenomeno nella parete di una valle limitrofa: è lo scheletro del letto di un fiume che, millenni fa, attraversava questo terreno, prima che il canyon lo tagliasse in due.

Francesco, che ci accompagna e ci guida, conferma la mia intuizione; poi ci mostra gli effetti di quello che, millenni fa, era un antico ghiacciaio. La pietra, grazie a lui e agli altri istruttori del programma Pangaea, acquista una propria voce e racconta la sua storia. I miei colleghi e io non ne parliamo ancora la lingua, ma stiamo imparando a coglierne e distinguerne i suoni – non per partecipare alla conversazione, ma per comprendere, interpretando determinati segnali, quando il racconto è fuori dal comune. Torneremo sulla Luna, e cammineremo su un asteroide o su Marte: allora dovremo trasmettere informazioni su quei mondi, usando il linguaggio corretto. Dovremo prendere decisioni operative: quali, quanti campioni raccogliere? Cosa raccontano le polveri, le rocce lunari e marziane? Non sarà la mia generazione di astronauti a lasciare quelle impronte ma, quando sarà il momento, dovremo fornire a quei futuri esploratori interplanetari gli strumenti operativi e scientifici per svolgere il loro compito. Pangaea serve allora a preparare gli istruttori del futuro: non per dare risposte agli astronauti, ma per capire quali domande dovranno porsi.