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Dopo gli annunci fatti nei mesi scorsi al più alto livello politico da Germania e Francia, Airbus Défense & Space ha mostrato l’8 novembre scorso a grandi linee la sua visione su quello che potrebbe essere, il condizionale è d’obbligo, il sistema da combattimento del futuro. L’impostazione data dal costruttore europeo al nuovo sistema, che nei fatti sarà il successore dell’Eurofighter e del Rafale, si adatta ai nuovi requisiti posti in questi ultimi anni dalle forze armate, sempre più orientate a piattaforme di difesa interoperabili. In particolare, quanto mostrato da Airbus DS contempla un nuovo caccia, chiamiamolo di “sesta generazione”, che sarà messo in connessione con sistemi unmanned, satelliti, assetti aerei per comando e controllo (C2), trasporto e rifornimento. L’architettura net-centrica presentata riguarda dominio aereo, spaziale, guerra elettronica e dominio cyber.

Cuore del sistema, che va oltre il fighter, un nuovo caccia pilotato, in parte basso osservabile e con un lungo raggio d’azione. Assieme a queste due principali caratteristiche, la capacità di fondere le informazioni e di impartire comandi ai droni che, se questa sarà la scelta, gli saranno associati.  Questi ultimi – sottolinea la stampa di settore presente alla presentazione di un video in cui si illustrava il tutto – sono molto grandi e ricordano per forma missili da crociera. Secondo le intenzioni del costruttore, potranno essere connessi alle altre piattaforme, beneficiare di intelligenza artificiale e volare in sciami.

Il progetto prende le mosse da diversi aspetti politico-industriali, in primis dalla necessità di avere un programma di ampio respiro con cui espandere le capacità tecnologiche dell’industria della difesa europea, ma potrebbe risentire, visti anche i tempi e i costi di sviluppo normalmente richiesti da questo tipo di tecnologie, di alcune necessità contingenti, a cominciare da quella della Germania di sostituire i suoi Tornado attorno al 2025, molto prima cioè di un ipotetico ingresso in servizio di un nuovo sistema da combattimento.  Stesso vale per Parigi, anche se in questo caso i tempi sono un poco meno restrittivi, dato che è prevista (ma non scontata, come per i Tornado e gli Eurofighter tedeschi) la sostituzione dei caccia Mirage 2000 dal 2030, seguiti nel giro di un altro decennio dai Rafale della Dassault.

Le dichiarazioni di Francia e Germania paiono indicare chi avrà la fetta maggiore di un progetto, che per forza di cose non potrà escludere altri partner. “Si dovrà – ha dichiarato alla stampa francese, il capo di stato maggiore dell’Armee de l’Air, generale Lanata – costruire un nuovo sistema da combattimento aereo nel quadro di una cooperazione europea”, mentre il capo di stato maggiore dell’Aeronautica italiana, generale Enzo Vecciarelli, ha detto alla Reuters di “non poter vedere lo sviluppo di un sistema tanto complicato, senza un coinvolgimento industriale il più ampio possibile”, lasciando presagire il coinvolgimento di altri Paesi come l’Italia.

In merito a nuove teconlogie di combattimento, la Francia sta portando avanti da alcuni anni, assieme al Regno Unito, un programma, cui partecipano lato industriale Dassault e BAE Systems. Scopo del progetto, che però la Brexit e l’avvio in parallelo di altri programmi di sviluppo di caccia con altri Paesi, rischia ora di ridimensionare, realizzare da un lato un dimostratore, derivante dalle esperienze fatte con i sistemi Neuron e Taranis, per un UCAV da combattimento e dall’altro mettere a punto tecnologie chiave, da utilizzare anche su quello che sarà l’eventuale successore di Eurofighter, Rafale, ecc ecc. Accanto a questo in Europa, c’è stato il lancio del progetto Euro-MALE, a cui partecipano, Francia, Germania, Spagna e Italia, per un MALE RPAS (Medium Altitude Long Endurance Remotely Piloted Aircraft System), che potrebbe volare attorno al 2023.