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“L’obiettivo del 2% è per il 2024 e l’Italia intende continuare su questa strada di responsabilità, tenendo conto anche delle condizioni di crescita del Paese. Ma bisognerà anche trovare un sistema per calcolare il peso delle missioni nell’ambito delle tre c, cioè capacità, cash e contribution, che poi è la presenza nelle missioni. Oggi quest’ultima non viene calcolata, ma dopo gli Stati Uniti, noi e la Germania siamo i Paesi che contribuiscono di più. Questo è stato riconosciuto nella discussione e sia Stoltenberg che Mattis hanno detto che entro il vertice di luglio occorrerà mettere a punto un sistema per misurare la partecipazione alle missioni”.

Così il ministro della Difesa Roberta Pinotti, risponde alla stampa, riguardo le pressioni statunitensi, affinchè venga mantenuto l’impegno del 2% del Pil in spese militari, assunto con gli Stati Uniti dai Paesi alleati. “In questi anni – ha aggiunto il ministro Pinotti da Bruxelles, dove è impegnata da ieri in un incontro a cui partecipano i ministri della Difesa della Nato – abbiamo stabilizzato la spesa della difesa e cominciato ad incrementarle e anche se non siamo ancora al 2% i soldi che stiamo spendendo li stiamo spendendo bene”.

Come spiegato dal segretario generale della Nato, Jens Stoltengberg, entro il 2024 almeno 15 Stati spenderanno il 2% del Pil nella difesa, mentre saranno otto quelli che lo faranno già nel 2018. Stoltenberg ha anche annunciato nella giornata di ieri la creazione di due nuovi comandi, concordata dai ministri della difesa dei paesi della Nato a novembre scorso. Le nuove strutture di occuperanno rispettivamente della difesa delle linee di comunicazione nell’Atlantico e della logistico in Europa.

Quanto alla situazione in Turchia, dove una nave dell’Eni Saipem 12000, che trasporta una piattaforma per trivellazioni, è bloccata da navi militari turche nella zona economica esclusiva di Cipro, il ministro Pinotti ha dichiarato: “L’Italia sta lavorando attraverso i canali politici e diplomatici per arrivare a una soluzione condivisa con la Turchia. Ho già visto a Roma il collega turco Canikli e lo rivedo oggi qui a Bruxelles per una bilaterale programmata da tempo. Mi sembra di capire che anche dal punto di vista di Ankara ci sia la volontà di arrivare a una soluzione. Mi auguro che avendo comunque Italia e Turchia rapporti storicamente importanti, si trovi una via d’uscita. La cosa non è nelle mani dei ministri della Difesa, che possono soltanto dare un contributo su un piano diverso”.

“Ci è stato chiesto di rimanere”. Ha detto invece il ministro della Difesa italiano a proposito dell’Afghanistan”. “Abbiamo spiegato a Mattis che abbiamo bisogno che altri Paesi alleati possano condividere parte della nostra responsabilità nell’area occidentale del Paese. Abbiamo davanti a noi altre emergenze in Africa e nel Mediterraneo e dobbiamo distribuire meglio le nostre forze. Gli americani si sono dimostrati disponibili”. “Fin quando la situazione resta incerta dal punto di vista politico oltre che militare – ha spiegato Pinotti, parlando infine della Siria, la decisione rimane quella di appoggiare la coalizione dall’Iraq, dove, dopo gli Stati Uniti, nessuno ha messo tante forze come noi”.