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Disagi per i passeggeri italiani in considerazione di alcune cancellazioni di voli disposte nei giorni scorsi dalla compagnia Cabo Verde Airlines, che hanno colpito centinaia di passeggeri con voli programmati verso Capo Verde determinando l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile a revocare le autorizzazioni al vettore per operare sugli scali nazionali – comunicate in mattinata – per poi ripristinarle nel pomeriggio fino al 25 luglio.

In particolare, Enac aveva chiesto alla compagnia capoverdiana di avere una lista delle riprotezioni dei passeggeri coinvolti e ha diffidato il vettore dalla vendita di ulteriori biglietti a partire da oggi. Inoltre aveva scritto all’omologa Autorità per l’aviazione civile di Capo Verde chiedendo informazioni in merito alla situazione della compagnia e un intervento sulla stessa per risolvere la situazione. Il ripristino – si legge in una nota – a condizione che i passeggeri in attesa di riprotezione siano riavviati con precedenza alle loro destinazioni finale.

Disagi annunciati anche in Europa il 25 e 26 luglio, quando la low cost Ryanair cancellerà 600 voli a causa dello sciopero del personale in Spagna, Portogallo e Belgio. Le cancellazioni interesseranno 100.000 passeggeri. Fino a 200 voli giornalieri saranno annullati da e per la Spagna, 50 da/per il Portogallo e 50 da/per il Belgio, ha fatto sapere Ryanair in una nota. La low cost ha spiegato che i passeggeri verranno informati tramite sms o email e avranno l’opportunità di essere riassegnati su un volo alternativo operante entro sette giorni prima o dopo il 25 e il 26 luglio. E nel caso in cui il volo non si potesse spostare, i clienti potranno ricevere un rimborso dei biglietti.

Intanto, in Italia tiene banco la questione infinita di Alitalia, dopo le parole del ministro delle Infrastrutture e dei i Trasporti, Danilo Toninelli, che ha parlato di soluzione italiana per risollevare le sorti dell’ex compagnia di bandiera, che, pur avendo migliorato in servizio e puntualità, continua ad avere una situazione finanziaria critica specie sul breve e medio raggio. A Rainews24 il ministro ha dichiarato: “Alitalia deve restare al 51% italiana, con il restante 49% in mano a un partner operativo”.  Il ministro tuttavia non ha voluto fornire ulteriori dettagli, limitandosi a dire che le trattative sono in corso e che una soluzione (alcune testate parlano di nazionalizzazione) potrebbe arrivare già a settembre.

Dopo l’approvazione del Parlamento del d.l. 38/2018, a maggio scorso, il termine per vendere o liquidare Alitalia dovrebbe scadere il 31 ottobre, mentre per la restituzione del prestito ponte accordato dal precedente governo il termine è fissato al 15 dicembre 2018. L’interesse nel confronti del vettore resta. In particolare, Johan Lundgren, nuovo amministratore delegato di easyJet, ha dichiarato al Corriere della Sera che la compagnia aerea è disposta a sedersi con l’esecutivo per discutere i dettagli della questione. “Non abbiamo ancora parlato con il (nuovo, ndr) governo italiano e non abbiamo ricevuto alcun messaggio” ha detto Lundgren.

Assieme al vettore inglese, che sul medio raggio (segmento su cui intende rimanere focalizzato) invece va forte, il fondo americano Cerberus e pare ancora Air France, a suo tempo “cacciata” dagli italiani per lasciar posto ai “capitani coraggiosi”. Attorno al dossier, anche la low cost ungherese Wizzair e di nuovo il gruppo tedesco Lufthansa, anch’esso in passato già in lizza per un’eventuale acquisizione di Alitalia. Lufthansa vorrebbe trasformare Roma nel quinto hub del gruppo dopo Francoforte, Monaco, Zurigo e Vienna.