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Su Marte c’è acqua liquida e quasi sicuramente salata. A permettere l’importante scoperta, il radar Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding), realizzato in Italia da Thales Alenia Space, con la collaborazione di Nasa e JPL (Jet Propulsion Laboratory), ed integrato sulla sonda europea Mars Express, mentre a rivelarlo alla comunità scientifica mondiale uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Science: “Radar evidence of subglacial liquid water on Mars”.

“Si tratta – ha detto Enrico Flamini, professore di planetologia dell’università di Chieti-Pescara e responsabile di progetto dell’esperimento Marsis per l’Agenzia spaziale italiana – della prima evidenza in assoluto della presenza di acqua liquida sotto la superficie di Marte”. I dati forniti da Marsis al team composto da ricercatori appartenenti a centri di ricerca ed università italiane indicano che probabilmente l’acqua è salata, poiché a 1.5 km, la temperatura è sicuramente ben al di sotto di 0°C e i sali, che probabilmente simili a quelli trovati dalla sonda Nasa Phoenix agiscono da “antigelo”, aiutando a mantenere l’acqua allo stato liquido. I ricercatori sono convinti che potrebbero esserci altre zone con condizioni favorevoli alla presenza di acqua in profondità su Marte ed ora, messo a punto il metodo di analisi, potranno continuare ad investigare con maggiori certezze.

Per arrivare a questo risultato è stato determinante il lavoro fatto in passato. In particolare, la sonda Viking della Nasa ha dimostrato negli anni 70 come la superficie di Marte fosse un tempo coperta da mari, laghi e fiumi. Le successive missioni hanno poi confermato tale presenza. “Il grande dilemma era quello di sapere dove sia finita tutta quell’acqua. – Osserva Roberto Orosei dell’Inaf, primo autore dell’articolo – Buona parte è stata portata via dal vento solare. Un’altra porzione è depositata sotto forma di ghiaccio nelle calotte, soprattutto quella nord, e negli strati prossimi alla superficie o è legata al terreno nel permafrost. Ma una parte doveva essere rimasta intrappolata nelle profondità e potrebbe ancora trovarsi allo stato liquido”. Questo si ipotizzava a metà degli anni ’90, quando la missione Mars Express fu annunciata dall’Esa e l’Asi propose di adottare un radar a bassa frequenza per investigare il sottosuolo. “Una scelta che si è rivelata corretta – sottolinea Flamini – e che con l’aiuto di Nasa e JPL ha portato a questo storico risultato”.

Marsis, lanciato nel 2003, è stato realizzato a Roma da Thales Alenia Space Italia, mentre la Nasa, attraverso il Jet Propulsion Laboratory e l’Università dell’Iowa, ha fornito una parte dell’elettronica e l’antenna. Il radar opera a frequenze tra 1.5 e 5 MHz, in grado di penetrare nel terreno marziano fino a 4 o 5 km di profondità, ma anche di misurare con accuratezza lo stato e le variazioni della ionosfera marziana. “Era uno strumento di concezione innovativa, completamente diverso dall’unico precursore volato un quarto di secolo prima sull’ultima missione Apollo, di cui si doveva non solo sviluppare l’elettronica, ma anche il modo di elaborarne i dati”. Aggiunge Flamini.

Per più di 12 anni il radar ha sondato le calotte polari del pianeta rosso in cerca di indizi di acqua liquida. Qualche eco radar insolitamente forte era già stata osservata dai ricercatori del team di Marsis nel corso degli anni, ma senza ottenere mai una evidenza sperimentale certa della presenza di acqua allo stato liquido. Il gruppo di scienziati che firma l’articolo ha studiato per alcuni anni la regione del Planum Australe. In particolare, i ricercatori hanno elaborato ed analizzato i dati acquisiti su questa regione tra il 2012 e il 2015. I profili radar, ottenuti da orbite diverse, hanno permesso di identificare un’area di circa 20km quadrati nella quale la sottosuperficie è molto riflettente, al contrario delle aree circostanti.

“Questi risultati indicano che ci troviamo probabilmente in presenza di un lago subglaciale, – dice Elena Pettinelli, responsabile del Laboratorio di Fisica Applicata alla Terra ed i Pianeti dell’Università Roma Tre e co-investigatore di Marsis – simile ai laghi presenti al di sotto dei ghiacci antartici, relativamente esteso e con una profondità certamente superiore alla possibilità di penetrazione delle frequenze usate da Marsis. In alternativa potrebbe trattarsi di un acquifero profondo nel quale l’acqua liquida riempie i pori e le fratture della roccia. Non siamo attualmente in grado di stimare con precisione la profondità del lago, ma possiamo senza dubbio affermare che sia come minimo dell’ordine di qualche metro.”

Per il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Roberto Battiston, “si tratta di una delle scoperte più importanti degli ultimi anni”. “Sono decenni che ricercatori italiani sono impegnati nelle ricerche su Marte insieme a Esa e Nasa, spesso in ruoli di leadership. I risultati sono un ulteriore riprova dell’importanza della missione europea a guida italiana ExoMars, che nel 2020 arriverà sul Pianeta Rosso alla ricerca di tracce di vita fino a due metri di profondità sotto la superfice del pianeta”. Thales Alenia Space è primo contraente di ExoMars ed è tra le altre cose responsabile dell’intera progettazione di entrambe le missioni, 2026 e 2020.