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Decine di migliaia di persone hanno osservato un minuto di silenzio alle 8.15 di questa mattina al Parco della pace di Hiroshima, nel momento e nel luogo in cui esplose, il 6 agosto 1945, la prima bomba atomica della storia. Nel silenzio sono state liberate dozzine di colombe, simbolo di pace.
70 anni fa il mondo entrava nell’era atomica. Una sola bomba su Hiroshima, 200mila morti diretti , fu la dimostrazione sufficiente a cambiare per sempre il concetto di difesa a livello internazionale. Oggi il Giappone si è stretto nella commemorazione delle vittime, ieri Obama ha pronunciato un discorso a favore del disarmo atomico.
Shinzo Abe, il premier giapponese, ha ribadito questa mattina l’impegno del suo Paese nell’importante missione di realizzare un mondo “libero dalle armi nucleari attraverso misure realistiche e pratiche”, e ha annunciato la presentazione di “una nuova risoluzione all’Assemblea generale dell’Onu del prossimo autunno per l’eliminazione delle armi nucleari”. Il sindaco di Hiroshima, Kazumi Matsui, ha lanciato un appello a Barack Obama e agli altri leader mondiali per rinnovare gli sforzi verso il disarmo atomico, invitandoli anche a visitare la città martire in occasione del G7 che si terrà in Giappone l’anno prossimo.
Il presidente americano non è sordo ad appelli di questo tipo. Proprio ieri, Obama ha parlato di fronte agli studenti dell’American University di Washington per difendere l’accordo sul nucleare appena concluso con l’Iran, invitando gli Americani, in particolare il Congresso, a un maggiore pragmatismo. Come il Parco di Hiroshima, anche questo ateneo è un simbolo: nel 1963 nella stessa aula era stato John Fitzgerald Kennedy, appena otto mesi dopo la crisi dei missili di Cuba, a rivolgersi all’opinione pubblica sottolineando la necessità di avviare con l’Unione Sovietica un processo di disarmo atomico. Un accordo che limitasse la proliferazione nucleare era, secondo Kennedy, “la necessaria conclusione razionale” alla quale dovevano giungere “uomini razionali”.
L’appello ebbe successo: poco dopo fu siglato un trattato bilaterale tra Usa e Urss sulla messa al bando degli esperimenti nucleari e, ancor più significativamente, nel 1968 si arrivò al trattato di non proliferazione atomica (Tnp), una convenzione multilaterale che impegnava gli Stati privi di armi atomiche a non dotarsi di tali armamenti, sancendo i principi di non proliferazione, disarmo e uso pacifico dell’energia nucleare. Il sistema è ancora in vigore: Usa, Francia, Gran Bretagna, Russia e Cina sono le potenze nucleari riconosciute. Ma nel quadro del trattato non mancano elementi di debolezza. Per esempio Israele, India, Pakistan e Corea del Nord non ne sono parte, pur disponendo di arsenali atomici. Inoltre, l’ultima conferenza per l’aggiornamento del Tnp si è arenata questa primavera senza giungere a conclusioni significative.
Obama nel 2009 dichiarò di sognare un mondo totalmente libero da armi nucleari, un’affermazione secondo alcuni decisiva nel fargli vincere il Premio Nobel per la pace. Da Hiroshima e Nagasaki fino a oggi, anche dopo la Guerra fredda, l’umanità non si è ancora liberata dallo spettro di una guerra nucleare. Gli sforzi della comunità internazionale verso il disarmo continuano, non senza incontrare difficoltà.