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L’Unione Europea prosegue l’opera di legittimazione del governo libico di accordo nazionale (Government of National Accord – GNA) presieduto da Fayez al-Sarraj. Il Consiglio dell’Unione Europea, riunitosi lunedì sotto la presidenza dell’Alto rappresentante Federica Mogherini nella formazione dei ministri degli esteri e della difesa, ha espresso chiaramente il pieno appoggio al governo recentemente giunto a Tripoli.
Nella nota rilasciata, il Consiglio riconosce “il coraggio e la determinazione” di al-Sarraj, pur ribadendo la necessità di un processo che sia realmente inclusivo. I ministri europei tornano così a rafforzare il riconoscimento da parte della comunità internazionale nei confronti di un governo che difatti non è mai stato investito formalmente dal parlamento libico. Il Consiglio dei ministri dell’Ue ha affermato di riconoscere il GNA come “il solo governo legittimo”, al quale fornire ogni supporto necessario su sua richiesta. La prospettiva europea continua in questo modo ad allinearsi a quanto sostenuto dall’Onu che già a dicembre 2015, con la risoluzione 2259 del Consiglio di Sicurezza, riconosceva nel Consiglio di Presidenza di al-Sarraj il futuro governo di unità nazionale.
Le dichiarazioni dei vertici europei sono le stesse da mesi, ma forse questa volta c’è davvero qualcosa in più. I ministri hanno espresso l’intenzione di far seguire alle parole i fatti, assicurando “misure immediate e sostanziali a supporto del GNA e del popolo libico pari a 100 milioni di euro”. Le aree di destinazione di tali finanziamenti verranno definite in collaborazione con il GNA e con l’Unsmil, la missione Onu di supporto alla Libia guidata da Martin Kobler. Il supporto alla sicurezza del Paese avverrà attraverso gli strumenti offerti dalla Politica comune di sicurezza e di difesa, tra cui l’EU Border Assistance Mission (EUBAM). Nata nel maggio del 2013, essa potrà finalmente operare con maggiore efficacia. La missione fu, infatti, ideata come strumento di supporto alle autorità libiche, in mancanza delle quali ha riscontrato molteplici difficoltà. Con l’arrivo a Tripoli di al-Sarraj le autorità libiche sono riemerse e, per quanto contestate all’interno, hanno ricevuto un consenso esterno così forte da poter richiedere e orientare il supporto della comunità internazionale.
Nella decisione del Consiglio si avverte una maggiore definizione delle priorità: consenso al GNA; stabilità e sicurezza; lotta al terrorismo. Quest’ultimo aspetto, compreso il contrasto allo Stato Islamico, sembra aver perso posizioni rispetto ad alcuni mesi fa. La lotta al terrorismo è considerata parte della più ampia questione della sicurezza del Paese in cui l’attenzione principale è rivolta la stabilità politica e dunque sociale, prerequisito per qualsiasi intervento di natura civile e militare. Grande attenzione è stata rivolta al controllo dei confini libici. Il recente accordo con la Turchia per la gestione della rotta balcanica rischia, infatti, di alimentare il flusso proveniente da sud, cioè proprio dalla Libia all’Italia. In questo senso, il Consiglio ha annunciato un supporto maggiore all’operazione Sophia dell’Eunavfor Med (per cui la Marina militare italiana è schierata in prima fila), il cui obiettivo è proprio il contrasto alle organizzazioni criminali che operano con il traffico di esseri umani. È evidente che questi strumenti possono agire con maggiore efficacia attraverso la collaborazione con autorità locali che abbiano un controllo più che parziale del territorio. In virtù di questa esigenza strategica, l’Unione Europea ha sostenuto l’arrivo a Tripoli di al-Sarraj nonostante rappresentasse un’evidente forzatura dello stallo politico del Paese. Una mossa forse inevitabile per superare l’impasse interna, ma probabilmente altrettanto paradossale: legittimare un governo affinché legittimi la comunità internazionale a intervenire.
In ogni caso, il sostegno europeo ha, rispetto al passato, una visione sicuramente di più lungo termine (come da sempre auspicato dal nostro Paese). I ministri europei hanno espresso la possibilità di missioni di capacity building per, prima di tutto, lo sviluppo di forze di polizia e autorità giudiziarie. E non è un caso che nella nota rilasciata si faccia riferimento allo sviluppo di una guardia costiera libica. Il controllo dei confini e la lotta al traffico di esseri umani resta la priorità per un’Europa spaventata dagli enormi flussi di migranti che negli ultimi anni hanno mostrato quanta divisione politica ci sia al suo interno. Tale prospettiva traspare anche dalle parole del ministro della difesa Roberta Pinotti che a margine del vertice europeo ha ribadito lo schema da seguire: consolidamento del governo di al-Sarraj, eventuale richieste da parte di questo, e intervento calibrato sotto l’egida delle Nazioni Unite.
Mancano, tuttavia, ancora le condizioni perché il consolidamento del GNA avvenga dall’interno del Paese. Il Nuovo Congresso Generale Nazionale, che aveva investito Khalifa Ghwell e il suo governo di salvezza nazionale (stanziato a Tripoli fino all’arrivo di al-Sarraj), continua a considerare il GNA illegittimo, invitandolo a fare un passo indietro. In assenza di una legittimazione interna, al-Sarraj riceve il riconoscimento internazionale, anche attraverso le visite dei vertici politici internazionali. Ad aprire le danze è stato il nostro ministro degli esteri Paolo Gentiloni. Successivamente sono giunti a Tripoli Frank-Walter Steinmeier e Jean-Marc Ayrault, rispettivamente ministro degli esteri tedesco e francese. Più recente è stata la visita di Philip Hammond, segretario per gli affari esteri britannico che ha promesso 10 milioni di sterline (di cui 1,5 per contrastare le migrazioni illegali) al GNA. Ieri, infine, sarebbe arrivata la telefonata della cancelliera Angela Merkel proprio ad al-Sarraj per invitarlo a Berlino.
In questo modo, l’Unione Europea offre al governo libico di accordo nazionale una legittimazione necessaria per il proprio consolidamento. Gli aiuti umanitari e finanziari, se destinati effettivamente al miglioramento delle condizioni del Paese, condurranno probabilmente anche a un riconoscimento interno del governo di al-Sarraj. Lo sforzo politico da parte dei leader europei sembra notevole, alimentato forse anche dal tentativo di rimediare agli errori fatti in passato. Preoccupati dall’instabilità di una Libia in cui prosperano terroristi e trafficanti di esseri umani, i Paesi europei hanno finalmente trovato un governo che potrà chiedere loro aiuto offrendo l’opportunità di securizzare il confine sud del vecchio continente.