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Lufthansa sembrerebbe essere pronta ad investire 250 milioni di euro per rilevare alcuni asset dell’ex compagnia di bandiera. Il gruppo tedesco, che all’epoca dei cosiddetti “capitani coraggiosi” si era messo in gara per rilevare tutta Alitalia, vorrebbe ora tra i 90 e i 100 aerei della flotta e circa 6.000 dei dipendenti, come anticipato da Il Messaggero. A inizio ottobre, era trapelato che il vettore tedesco, che incontra oggi i commissari straordinari Gubitosi, Laghi e Paleari, ha intenzione di mantenere Fiumicino quale scalo di riferimento per l’intercontinentale, trasformandolo nel quinto hub del gruppo tedesco dopo Francoforte, Monaco di Baviera, Zurigo e Vienna. Il piano, se confermato, vedrà invece Milano come base della low cost del gruppo, Eurowings, per le tratte di medio raggio su Malpensa e Linate, lasciando ad Alitalia l’operativo di lungo raggio. Per i sindacati, che come gli altri aspettano di vedere le carte, Alitalia dovrebbe trovare un compratore industriale, in grado di acquisire la parte aviation.

Per i tre gestori del dossier, la somma messa sul piatto sembra insufficiente rispetto al valore della compagnia ed anche il numero degli esuberi annunciato, pur se non confermato, ma nemmeno smentito da Lufthansa, divide. Stando alle indiscrezioni, ci sarebbero infatti oltre 2.000 esuberi (in prevalenza amministrativi), e resterebbe fuori il lotto Handling (3.100 dipendenti). A questo si aggiunge l’intenzione di creare una nuova Alitalia, che lascerebbe presagire significativi tagli, proprio come fatto dal gruppo tedesco con Swissair nel 2005, poi diventata Swiss.  A complicare le cose, in prossimità di campagna elettorale, le divergenze tra i tre commissari straordinari, che vorrebbero una vendita in blocco: qualcuno vorrebbe prendere altro tempo, altri no e chiudere l’operazione a giugno.

Nei prossimi giorni si presenteranno al tavolo gli altri soggetti che hanno presentato offerte vincolanti. Tra questi easyJet, anch’essa canditata per la parte aviation e ci sarà da vedere se sarà riammesso il fondo americano Cerberus che, pur non avendo presentato un’offerta nei tempi stabiliti, ha fatto sapere il mese scorso di volere il controllo di tutta Alitalia. Gli americani sarebbero pronti ad investire tra i 100 e i 400 milioni di euro per il controllo del  vettore, a patto di avviare una “ristrutturazione” di tutto il perimetro aziendale. Per far questo, Cerberus (che essendo un gruppo Usa potrà rilevare solo il 49%) sarebbe disposto a coinvolgere i dipendenti con una partecipazione dell’azionariato.  L’intento – era stato dichiarato al Financial Times – è quello di “tenere unito il business per salvare una compagnia aerea italiana e non scegliere solo gli asset migliori”. Quanto all’handling, questo sarebbe nelle mire di Airport handling, player degli aeroporti milanesi partecipato al 30% da Dnata (Emirates) e di Alisud che opera negli aeroporti di Napoli, Ciampino e Palermo. Intanto, Alitalia “ha smesso di bruciare cassa” e chiuderà l’anno con un ebitda in pareggio. Ha detto ieri Fabio Lazzerini, chief commercial officer Alitalia, sottolineando che la compagnia aerea “sta rinascendo e si sta rinvigorendo”.