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La difesa europea è un’occasione, ma va colta tenendo conto degli interessi nazionali e non può essere intesa come un’alternativa agli investimenti nel settore dei singoli Stati, che anzi devono aumentare per poter conservare competitività ed efficienza. È quanto emerso dal dibattito che Airpress, in collaborazione con Fondazione Konrad Adenauer (KAS) e con il supporto di Elettronica, ha organizzato a Roma presso il Centro Studi Americani (Csa).

Con il titolo “Le prospettive della Difesa Europea, fra interessi nazionali e Alleanza Atlantica”, il dibattito ha visto la partecipazione di Christoph Schwegmann, consigliere militare della divisione Policy planning presso il ministero degli Esteri tedesco. Insieme a lui, all’editore di Airpress e direttore del Csa Paolo Messa e alla direttrice della Kas Caroline Kanter, hanno partecipato il svp di Elettronica Lorenzo Benigni, il generale Marco Bertolini, già comandante del Comando operativo di vertice interforze (Coi), il chief external relations officer di Ala Marcello Bruni, il funzionari del Maeci Lucio Demichele, il direttore Vendite di Elettronica Alessandro Ercolani, il generale Francesco Paolo Figliuolocapo ufficio generale del capo di Stato maggiore della Difesa, la direttrice di Airpress Flavia Giacobbe, l’ex presidente della commissione Difesa del Senato Nicola Latorre, il responsabile Relazioni istituzionali di Piaggio Aerospace Luciano Luffarelli, il consigliere scientifico dell’Istituto affari internazionali (Iai) Michele Nones, il tenente colonnello Paolo Nuvoloni del gabinetto del ministro della Difesa, il capo ufficio generale del capo di Stato maggiore dell’Aeronautica Francesco Presicce, il ceo di Avio Aero Riccardo Procacci, la research fellow dello Iai Paola Sartori, il country manager per l’Italia di Lockheed Martin Emanuele Serafini e l’ad di Vitrociset Paolo Solferino.

Al centro del dibattito i dossier più caldi sul fronte della difesa europea, dall’ipotesi di un asse franco-tedesco (che pare in realtà nascondere vedute differenti su più di qualche punto) alla collaborazione con la Nato, necessaria per evitare duplicazioni inutili. Su molti aspetti, sembra esserci una certa convergenza tra Roma e Berlino. Rispetto alle ambizioni francesi per una forte autonomia strategica, Italia e Germania perseguono un’integrazione che sia più comprensiva delle diverse sensibilità. In ballo ci sono risorse importanti. Recentemente, la Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento per il Fondo europeo per la difesa (Edf), per un valore di 13 miliardi di euro per il periodo 2021-2027. Intanto, il Programma europeo per lo sviluppo dell’industria della difesa (Edidp), che rappresenta la fase embrionale dell’Edf (con 500 milioni di euro per il biennio 2019-2020), aspetta l’approvazione da parte dell’Europarlamento, ma le sue regole sono già confluite nella fase post-2020. Parallelamente, prosegue il suo percorso anche la cooperazione strutturata permanente (Pesco), che attende per la fine dell’anno una decisione del Consiglio sui nuovi progetti.

Eppure, prima di parlare di programmi, pare opportuno che si rifletta sul concetto di difesa, su cui gli Stati membri ancora conservano sensibilità differenti. In questo contesto, il rischio è che il processo possa deviare verso interessi di alcuni, tralasciando inevitabilmente quelli di altri. Per evitarlo, è compito dei Paesi più forti (Italia e Germania comprese) riuscire a orientare il progetto di difesa comune verso orizzonti che tengano in considerazione molteplici interessi, ma anche che siano in grado di convergere verso obiettivi e strategie comuni. È un compito arduo, hanno ammesso i partecipanti al seminario, ma tentare è l’unica strategia possibile in un contesto internazionale complesso e denso di minacce.