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Si è concluso venerdì il vertice Nato, tenutosi in Galles, che ha riproposto almeno nelle dichiarazioni, un ritorno all’antico: duri con Mosca e tutti insieme (con i dovuti distinguo) contro la minaccia del terrorismo, oggi rappresentato dal Califfato. La giornata si era aperta con delle indiscrezioni, riportate dal sito della BBC, che vedevano la Guida suprema iraniana Ali Khamenei aprire agli Usa in chiave anti-Isis.
Mentre si rincorrevano smentite su questa opzione, in tarda serata l’amministrazione americana ha negato qualsiasi progetto di collaborazione con l’Iran nella lotta all’Isis. Forse è questo il lato più controverso della coalizione internazionale che si sta formando in queste ore contro la minaccia del Califfato. Risulta infatti assai difficile ipotizzare di stabilizzare l’Iraq tenendo all’angolo (almeno a parole) l’attore regionale che per capacità militari e stabilità politica potrebbe rivelarsi decisivo. In realtà, il senso delle dichiarazioni finali del vertice Nato vuole evitare che, qualsiasi opzione militare si dovesse intraprendere in Iraq, non venga percepita come un’azione a danno dei sunniti. Forse per questo, una presenza troppo eclatante dell’Iran, appare per il momento ingombrante agli occhi dei leader riunitisi in Galles.
Vi è poi il nodo da scioglier di quei Paesi, Turchia, Qatar e Arabia Saudita, che sostenendo con differenti convinzioni la nascita dei gruppi fondamentalisti in Siria contro Assad, si trovano a dover fare retromarcia. Sul capitolo siriano sono emersi dei distinguo che sicuramente incideranno sull’esito delle operazioni. Risulta infatti complicato vedere quei Paesi che esattamente un anno fa minacciavano il presidente Assad, ritrovarsi a combatter il comune nemico al fianco di Hezbollah e Iran. Sul fronte ucraino, o di quella che potremmo oggi chiamare la nuova guerra fredda Nato/Mosca si registra, per bocca del segretario generale Rasmussen, un’implementazione dei rapporti dell Nato con Georgia, Moldavia e Giordania che insieme al progetto di realizzare un nuovo contingente di risposta rapido della Nato, rende assai incerta la distensione con la Russia.

L’atteggiamento duro nei confronti di Mosca sopratutto da parte dei partner europei dovrà esser misurato sulla lunga distanza sia in relazione ai danni causati, dalle sanzioni, alle aziende esportatrici del Vecchio Continente, sia perché l’annunciato aumento delle spese militari al 2% del Pil entro 10 anni, condiviso da tutti i leader, può risultare politicamente insostenibile per molti Paesi Europei.