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Può sembrare “facile” usare i tagli alla difesa politicamente, “ma è un errore dal punto di vista del ritorno di lavoro, della ricerca e di crescita che si ha nel Paese a medio-lungo termine”. Parola di Guido Crosetto, deputato nelle fila di Fratelli d’Italia, presidente della Federazione delle aziende italiane dell’aerospazio, difesa e sicurezza (Aiad), già sottosegretario alla Difesa, Formiche.net ha intercettato durante Euronaval, il salone dedicato alle tecnologie militari in campo navale in scena in questi giorni a Parigi. Molti dei riflettori sono accesi per l’atteso annuncio sulla collaborazione tra Fincantieri e Naval Group, ma la presenza italiana appare ben corposa e strutturata, tra l’altro con lo stand dell’Aiad che si colloca tra quello di Leonardo e quello della francese Thales, quasi a voler segnare la strada per un avvicinamento.

Presidente, come valuta la presenza italiana a questo salone, arrivato in un momento delicato dei rapporti tra Italia e Francia, con la freddezza registrata a livello politico e la collaborazione a livello industriale?

È un salone importante non tanto per i rapporti tra Italia e Francia, quanto perché si tratta di una rassegna internazionale di rilevanza notevole per il settore. Un evento dunque importante non tanto per i rapporti con i francesi quanto per i rapporti del nostro Paese con il mondo. Ci sono delegazioni da ogni parte del pianeta, con una presenza italiana molto importante. Ci sono tutte le maggiori aziende italiane del settore, sia della parte navale, sia della parte elettronica, in primis Fincantieri e Leonardo, ma poi decine di altre aziende di tutti i tipi, da Intermarine fino a Mbda parte italiana.

Dunque un momento positivo per il comparto italiano?

È un momento ottimo, in cui le nostre piattaforme hanno un successo internazionale come nessun’altra, nonostante lo stop australiano, dovuto a motivi politici e non tecnici, e considerando la grande gara in corso negli Stati Uniti. Stiamo lavorando bene e anche la nostra elettronica, sia quella di Leonardo, sia quella di Elettronica, sia quella di Gem, sta avendo successo. È un salone in cui non siamo padroni di casa, ma la facciamo quasi da padrona.

Come è ormai consuetudine, Aiad partecipa condividendo lo stand con il ministero della Difesa. Quanto è importante la collaborazione tra istituzioni e industria?

È fondamentale, perché non vendiamo ai cittadini ma agli Stati. E quindi gli Stati si fidano delle aziende che hanno fiducia nel proprio Paese. Ciò significa che avere il supporto della propria Marina e delle proprie Forze armate è fondamentale per avere accesso e credibilità con le altre Forze armate e con gli altri Paesi. Non esiste vendita se non c’è anche accordo politico.

Eppure, dalla politica sono arrivati segnali non troppo rassicuranti al comparto, con l’annuncio di tagli al budget della difesa nella legge di bilancio.

Sicuramente non è un segnale positivo. Questo settore dipende dalle politiche del rispettivo Stato. Non esiste un settore della difesa e non esiste un comparto industriale se il primo a crederci non è il proprio Paese. Un’industria della difesa in cui il Paese smette di investire, è un’industria che non ha futuro. E di questo bisogna rendersene conto, perché stiamo parlando di centinaia di migliaia di persone, di 50mila ingegneri (solo per dare un numero del settore), di operai specializzati, del più alto investimento, in percentuale, in tecnologia che ci sia nel nostro Paese. Stiamo parlando di un’industria con futuro.

Sembra che i nostri alleati difatti procedano con investimenti corposi.

Sì. È un’industria in cui la Francia investe sempre di più, in cui il Regno Unito e gli Stati Uniti fanno lo stesso. Anche la Germania ha iniziato a investirvi. È un settore nel quale abbiamo degli impegni internazionali, come quello Nato (che prevede di spendere il 2% del Pil in difesa entro il 2024, mentre l’Italia si attesta attualmente all’1,15%, ndr). C’è un valore che va al di là dell’industria della difesa e di cui occorre che il governo si renda conto. Capisco che sia facile usare i tagli alla difesa politicamente, ma è un errore dal punto di vista del ritorno di lavoro, della ricerca e di crescita che si ha nel Paese a medio-lungo termine.