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Questo mese su Airpress (rivista) si è scritto della recente iniziativa Usa per la sottoscrizione di un documento destinato a disciplinare l’export e l’utilizzo di droni armati (Joint Declaration for the Export and Subsequent Use of Armed or Strike-Enabled Unmanned Aerial Vehicles). Destinatari dell’iniziativa gli Stati, ai quali si è iniziato a parlare del documento ad agosto scorso a Ginevra, nel corso di incontri per il Trattato sul commercio di armi.

In poche settimane gli Stati Uniti sono riusciti a raccogliere il consenso di 45 Paesi che hanno firmato una dichiarazione congiunta di una pagina in cui, prendendo atto del proliferare di UAV (Unmanned Aerial Vehicle) armati e del loro potenziale pericolo per la pace e la sicurezza internazionale, si impegnano a rispettare alcuni principi basilari identificati in cinque punti: applicazione del diritto internazionale, rispetto di accordi sul controllo delle armi e il disarmo, rispetto di accordi sulla non proliferazione e il controllo dell’export, trasparenza nelle attività di esportazione e, infine, l’impegno a portare avanti le discussioni sul tema in considerazione.

Come prevedibile, tra i 45 firmatari non figurano Cina, Israele e Russia, tutti Paesi con interessi nel settore che potrebbero trarre vantaggio da un regime di esportazione non soggetto a normazione specifica. Per quanto riguarda l’Europa, oltre la scontata assenza di presa di posizione comune, è interessate notare come anche la Francia non sia nella lista dei firmatari.

Questo è stato solo un primo passo formale verso ulteriori discussioni che a inizio 2017 vedranno gli Stati sedere a un unico tavolo per approfondire la materia e disciplinare un settore che potrà avere rilevanti impatti in termini sia economici sia di difesa.

Commentando la notizia su Defense News, il professor Michael Horowitz dell’Università di Pennsylvania ha affermato che, nel medio termine, avere tutti gli esportatori di UAV a bordo potrebbe aiutare a raggiungere la creazione di un regime formale, ma ha sottolineato anche come la dichiarazione congiunta sembri contenere una chiara affermazione di principi Usa, che il Paese potrebbe utilizzare per influenzare il comportamento di altri Stati, soprattutto coloro che desidereranno avere piattaforme UAV by Usa.