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Le forze armate giapponesi hanno svolto ieri un’imponente esercitazione nelle acque di Yokosuka, a sud di Tokyo. L’operazione, che si ripete ogni tre anni a cadenza regolare, ha coinvolto unità degli alleati del Paese, tra cui spicca la portaerei statunitense “Ronald Reagan”, a propulsione nucleare. Hanno partecipato anche India, Australia, Francia e, per la prima volta dal 2002, Corea del Sud. Nessuna presenza di unità cinesi.
Per l’evento sono state mobilitate 50 imbarcazioni, tra cui la “Izumo”, la più grande nave da guerra acquisita dal Giappone dopo il 1945, entrata in servizio lo scorso marzo. Dal cielo, pattuglie di velivoli anti-sottomarini hanno lanciato bombe di profondità. Inoltre si è esibita una pattuglia acrobatica.
“Oggi nessun Paese è in grado di proteggersi da solo” ha detto il primo ministero Shinzo Abe, che ha guidato l’esercitazione a bordo della nave “Kurama”, in un discorso a migliaia di funzionari e a circa 10mila cittadini giapponesi che hanno acquistato biglietti per assistere all’evento. Gen Nakatani, ministro della Difesa, ha invece dichiarato che il Giappone “continua a osservare con attenzione le attività della Cina nel Mar Cinese Meridionale”, dove Pechino sta costruendo isole artificiali.
L’esercitazione è particolarmente significativa alla luce della nuova legislazione approvata dal Parlamento di Tokyo il mese scorso, che permette alle forze armate giapponesi di intervenire a difesa di un alleato che si trovi sotto attacco, e amplia la possibilità di svolgere missioni internazionali di peacekeeping. Un provvedimento che ha segnato una svolta nella politica militare del Giappone, fino ad oggi vincolata da un’interpretazione molto rigida della Costituzione pacifista in vigore dal 1947.