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Dopo l’assoluzione nella vicenda sulla commessa indiana, si chiude anche la questione algerina per gli ex vertici di Finmeccanica. Giuseppe Orsi, ex ad e presidente, e Bruno Spagnolini, ex numero uno di Agusta Westland, sono stati prosciolti dall’accusa di frode fiscale relativa alla vicenda della fornitura di elicotteri all’Algeria.

La decisone arriva dal gup di Busto Arsizio Nicoletta Guerrero. “Dopo l’assoluzione in Appello a Milano nel processo per corruzione internazionale per la forniture al governo indiano – commenta la difesa – naufraga definitivamente anche l’ultima indagine promossa dalla procura bustese”.

LE ACCUSE SULLA COMMESSA ALGERINA

L’inchiesta su sponda algerina era stata condotta dalla Guardia di Finanza di Varese e coordinata dal procuratore di Busto Arsizio Gianluigi Fontana e dal pm Francesca Parola. L’accusa era di aver creato tra il 2011 e il 2012 fondi neri con fatture false per operazioni ritenute inesistenti. A ciò, inizialmente si aggiungeva anche l’accusa di corruzione di pubblici ufficiali, il tutto finalizzato a agevolare l’ottenimento della commessa. Già l’anno scorso, l’ indagine relativa alla corruzione era stata archiviata. Oggi, è arrivata la dichiarazione di non luogo a procedere in merito alla frode fiscale. La difesa, composta dai professori Ennio Amodio e Novella Galantini e dagli avvocati Massimo Bassi e Anna Lago ha commentato: “Non resta nulla dell’originario impianto accusatorio che attribuiva ai manager di AgustaWestland un ruolo inappropriato nella gestione dei rapporti commerciali con i paesi acquirenti dell’alta tecnologia messa a punto dagli ingegneri di Cascina Costa di Samarate. È invece confermato che se AgustaWestland si è affermata nei mercati internazionali come azienda leader del prodotto elicotteristico è solo per la grande qualità della sua tecnologia. Forse gli investigatori potevano accorgersene anche senza una lente d’ingrandimento: bastava fare una analisi industriale e non inseguire false piste inaugurate da inattendibili informatori accreditati invece come bocche della verità”.

LA VICENDA INDIANA

A metà gennaio, per gli stessi manager, era arrivata l’assoluzione per la vicenda indiana. Orsi e Spagnolini erano stati condannati in primo grado per false fatturazioni in merito al contratto del 2012 con l’India per la consegna di 12 elicotteri per circa 560 milioni di euro. Nel processo d’appello è arrivata anche la condanna per corruzione internazionale, prima del rinvio da parte della Cassazione per un appello-bis. Poi, a metà gennaio, i giudici milanesi hanno stabilito che “non vi è prova sufficiente per dimostrare che i fatti sussistano”, assolvendo i due manager da entrambe le accuse.

IL COMMENTO DI TRICARICO

Oltre al danno personale, aveva commentato il generale Leonardo Tricarico (presidente della Fondazione Icsa e già capo di Stato maggiore dell’Aeronautica) la vicenda ha prodotto un danno enorme al Gruppo di piazza Montegrappa. “Si è messo in ginocchio un asset nazionale strategico, e per giunta senza battere ciglio”, ha detto il generale Tricarico. “La vicenda giudiziaria ha colpito la più grande azienda italiana del settore, che ancora oggi sta pagando le conseguenze della voragine che è stata creata”.

E QUELLO DI GUIDO CROSETTO

Dello stesso avviso era stato il presidente dell’Aiad Guido Crosetto. “I danni sono stati gravissimi – aveva spiegato a Formiche.net – perché il processo ha azzoppato la gallina dalle uova d’oro dell’ex Finmeccanica e cioè Agusta, ha bruciato per anni il mercato indiano, ma soprattutto ha regalato un vantaggio assurdo e inaspettato al peggior concorrente di Agusta, Eurocopter, ora Airbus elicotteri. Tra l’altro un concorrente che dal punto di vista della moralità aziendale, come dimostrano le vicende di questi giorni, non ha nulla da insegnare, anzi. Ma i governi di quei Paesi difendono le loro aziende e la magistratura è seria. Se non fosse un’idea da film di fantascienza si potrebbe pensare che errori così assurdi hanno magari dietro qualcosa che va oltre il protagonismo e la miopia dei singoli magistrati”.