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Cooperazione tra pubblico e privato, programmazione a lungo termine e visione europeista; sono queste le linee guida della politica spaziale del governo descritte dal ministro dell’Istruzione, dell’università e della ricerca Stefania Giannini, intervenuta all’evento “Geopolitica ed economia dello spazio“, organizzato ieri a Roma da Aspenia in collaborazione con Leonardo-Finmeccanica.

“Dalla ministeriale dell’Agenzia spaziale europea (Esa) in Lussemburgo (2014) è partito il rilancio dell’impegno dell’Italia nelle politiche spaziali europee e internazionali”, ha detto il ministro. Da allora, “siamo tornati ad essere un player fondamentale in Europa, terzo contributore dell’Esa, potendo mostrare una filiera che va dalla ricerca di base, alla tecnologia avanzata, alla produzione”, ha proseguito la Giannini. Ora però sembra iniziare un’altra partita, quella lanciata dallo spazio commerciale o dalla cosiddetta space economy. La sfida è allettante, in quanto per tutto il Paese lo spazio potrebbe essere “uno dei settori più promettenti – ha proseguito il vertice del Miur – anche come leva di sviluppo economico”.

Perché ciò avvenga, l’affermazione del protagonismo del nostro Paese “non può che svilupparsi attraverso un’alleanza strettissima tra pubblico e privato. Non c’è altro settore che richieda da un lato un impegno fortissimo e determinato dei governi, perché si tratta di investimenti a lunghissimo termine, dall’altro che le grandi aziende, ma anche quelle piccole che all’interno della filiera sono il corollario delle politiche di gruppi importanti come Leonardo-Finmeccanica, siano assolutamente coese e sintoniche rispetto alle politiche di governo”, ha spiegato il ministro Giannini. Nello specifico, la strategia del governo ha tre obiettivi prioritari: l’evoluzione dei programmi Galileo, il sistema europeo di navigazione satellitare, e Copernicus per la sempre più accurata osservazione della Terra; un maggiore sforzo nella ricerca che consenta di allargare gli orizzonti delle tecnologie che l’Italia è in grado di produrre; e “l’autonoma e affidabile capacità di accesso allo spazio”.

Nel ribadire l’impegno del governo, il ministro ha tenuto poi a presentate le risorse già impiegate per le politiche spaziali. “Nell’anno corrente – ha illustrato il capo del Miur – stiamo investendo circa 1,5 miliardi di euro nella ricerca di base di area Miur, un investimento importante che sana una situazione che negli ultimi anni aveva conosciuto un periodo di debolezza e rallentamento della determinazione politica per l’economia dello spazio”. Inoltre, “i 350 milioni di euro di fondi di coesione e strutturali previsti dalla cifra stralcio del Cipe di questo anno e destinati allo spazio, rappresentano risorse fresche e inedite”. C’è poi il finanziamento all’Agenzia spaziale italiana, “che quest’anno – ha aggiunto la Giannini – ha raggiunto i 700 milioni di cui una quota parte destinata all’Esa”. Difatti, in tutto questo, la visione del governo in materia spaziale resta fortemente europeista. “Dati i numeri che si devono ottenere in termini di investimento, e data la complessità e l’interazione degli enti che sono coinvolti per avere una tecnologia adeguata, non c’è possibilità di essere competitivi se non c’è alla base una intensa, continuativa, duratura, cooperazione tra gli Stati”, ha concluso il ministro.