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La Comunicazione strategica (StratCom) nell’uso del potere aereo è per la Nato uno strumento vitale per fronteggiare le nuove minacce, specie quelle ibride, e garantirsi il supporto pubblico, al pari di altri strumenti e procedure. Per questo alla StratCom nell’uso del potere aereo è stata dedicata la conferenza di quest’anno del Joint Air Power Competence Centre (JAPCC), che ha il compito principale di sostenere la Nato nelle sue decisioni strategiche riguardo l’Air e Space Power. Consapevole di avere grandi difficoltà nel riuscire a far percepire al pubblico e ai media il proprio operato, l’alleanza è alla ricerca di un cambio di passo, che possa colmare il gap riscontrato e aiutarla in questo compito. Quello che manca oggi – fanno sapere durante i lavori alla conferenza, svoltasi a Essen –, è la comprensione e il successivo consenso ai diversi livelli sull’utilizzo del potere aereo, che talvolta per le sue caratteristiche uniche viene percepito come ostile. E’ vitale pertanto capirne la reale percezione, positiva e negativa, da parte del pubblico e dei media, anche per evitare strumentalizzazioni avversarie.
“I gravi episodi di questi ultimi tempi hanno sempre richiesto una risposta aerea – ha sottolineato il generale Frank Gorenc, comandante dell’US Air Force in Europa (USAFE) e Africa e direttore del JAPCC -, lo scenario è cambiato e anche la Nato sta cambiando. Tra poco acquisiremo la Final Operational Capability del nostro Air Command, nell’ambito del Readiness Action Plan (il maggior rafforzamento della Nato dalla fine della guerra fredda, voluto per rispondere alle minacce provenienti dal fronte Est e Sud, ndr), pertanto saremo ancora più efficaci”. “La valenza del potere aereo – ha aggiunto – è chiara in ambito Nato ed è altrettanto chiara ai nostri avversari, che talvolta non disponendo delle nostre stesse capacità tecnologiche e operative per contrastarci, cercano di far leva sulla scarsa percezione del potere aereo con campagne di disinformazione”. Ogni crisi nelle comunicazioni strategiche della Nato è un problema per l’utilizzo del suo potere aereo. “La criticità maggiore nell’Air Power oggi non è la mancanza di determinate capacità, che anzi si stanno implementando da 20 anni, ma la mancanza della loro comprensione da parte dell’opinione pubblica, che si traduce in mancanza di supporto”.
Il tema è importante e tanto è il lavoro da fare, di concerto con il decisore politico, che non solo è responsabile del budget che alimenta la Forza Armata, decidendone, oltre che le azioni da intraprendere, anche il livello tecnologico, ma che ha anche il compito di spiegare il perché di determinati comportamenti. “Analizzando l’argomento è emerso un gap nel trasmettere quello che l’Air Power è in grado di fare e i suoi valori e caratteristiche”. Ci spiega il generale Paolo Magro, sottocapo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare, alla guida della nutrita delegazione italiana alla JAPCC Air & Space Conference 2015. “Dall’analisi effettuata in questa sede è emersa l’esigenza di andare più in profondità al concetto di StratCom. Comunicare in maniera strategica significa legare assieme tutti gli elementi fondanti, corporate e business, distinguendo tra attività condotta in tempo di pace e in operazione. Nel primo caso si comunicano i valori dell’organizzazione stessa a diverse audience, comprese le altre Forze Armate, a cui vengono trasmesse le capacità del potere aereo, mentre durante una missione, l’esigenza è quella di elaborare una comunicazione ai vari livelli: strategico, operativo e tattico”.
In questa fattispecie, dove l’audience è rappresentata dai media e popolazione, ma anche dalla parte avversa, la StratCom – si sottolinea a più riprese durante i lavori – è una decisione esclusivamente di vertice, da cui promana tutta l’attività, compresi i target che si devono andare a colpire. “Il comandante in capo – aggiunge il generale Magro -, detentore del livello strategico, stabilisce anche le attività di comunicazione strategica da effettuare ai livelli più bassi”. “Da un punto di vista corporate, l’Aeronautica Militare italiana ha già fatto dei passi avanti in tal senso, unificando tutti gli attori che producono il messaggio strategico, oggi alle dirette dipendenze del capo di stato maggiore”. L’interazione deve infatti essere immediata e non mediata attraverso altri soggetti.
L’Air Power, che ha un ruolo predominante all’interno della Nato, è diverso dalle altre componenti militari. Oltre a necessitare di assetti più costosi è il più soggetto ad attacchi mediatici, specie dopo l’avvento dei social media. “L’Air Power è quello che meglio si presta ad essere utilizzato dalla parte ostile, perché l’uso del mezzo aereo è letale ed anche passibile di errore – spiega il sottocapo di SMA -, pertanto è quello che ha più bisogno di essere compreso e comunicato strategicamente”. Ma c’è di più. Ogni nazione ha le sue caratteristiche mediatiche, diverso è il background dei giornalisti ed è impossibile avere un’informazione omologata, inoltre la percezione cambia enormemente a seconda della prossimità alle zone di operazione. In Germania – dicono ad Essen -, si parla di Air Power “solo in presenza di scandali o gravi mancanze” (più o meno come in Italia, ndr), ad esempio è stato citato l’Eurohawk, ma vi si potrebbe aggiungere l’A400M, mentre in Francia “il 67% della popolazione è favorevole ai bombardamenti in Siria”. L’Alleanza è composta da 28 Stati, quindi diverse culture e diversi valori. “La Nato ha il pregio e il difetto di dover ricevere il consenso di 28 Paesi – conclude il generale Paolo Magro -, ma poggia sui valori della società occidentale. In qualsiasi tipo di intervento esiste pertanto una condivisione”. “E’ questa la sua forza”.