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Il satellite Jason-3, realizzato da Thales Alenia Space in qualità di primo contraente, è stato lanciato con un  Falcon 9 della Space X dalla base di Vandenberg in California. Jason-3 verrà posizionato sulla stessa orbita di Jason 2, ad un’altitudine di 1.336 chilometri con un’ inclinazione di 66 gradi, per fornire una copertura globale delle superfici degli oceani prive di ghiaccio. Con un peso al lancio di 553 chilogrammi, 550 W di potenza e 0,15° (mezzo-cono) di precisione di  puntamento, il satellite avrà una vita operativa di 3 anni. Jason-3  fungerà da ponte a una missione operativa che consentirà il proseguimento delle pluridecennali misurazioni di topografia oceanica. Inoltre offrirà la stessa accuratezza delle misurazioni oceaniche del predecessore, comprese quelle in prossimità delle zone costiere, oltre a quelle di laghi e oceani. La missione è frutto di una  collaborazione tra le organizzazioni meteorologiche Eumetsat e Noaa, a capo del programma,  Cnes e Nasa.
 
Basato sulla piattaforma Proteus, Jason-3 si caratterizza per l’altimetro Poseidon-3B, sviluppato anche dal sito Thales Alenia Space di Tolosa. L’altimetro a doppia frequenza Poseidon-3B continua ad essere uno strumento chiave in questo programma di osservazione. Inclusi nella missione principale,  Doris,  il sistema per la determinazione orbitale di precisione, un radiometro a microonde avanzato (AMR), un payload GPS e un retro riflettore laser (LRA). “Jason 3 consentirà la continuità delle misurazioni topografiche di alta precisione degli oceani, dopo TOPEX/Poseidon, Jason-1 e Jason-2, che sono operativi al momento”. Ha dichiarato Jean-Loïc Galle, ceo di Thales Alenia Space. “Thales Alenia Space  – ha aggiunto – riveste un ruolo chiave nel successo delle missioni di altimetria. Di recente, con il contratto per la costruzione dei satelliti Sentinel 1C e 1D per il monitoraggio ambientale, abbiamo dato prova ancora una volta  della nostra esperienza grazie al programma europeo Copernicus”.
Fallito tuttavia, il rientro a Terra del primo modulo del razzo Falcon 9, che non è riuscito ad  atterrare sulla piattaforma galleggiante situata nell’Oceano Pacifico. Dopo il successo dello scorso 22 dicembre, quando il primo stadio era riuscito nell’impresa di tornare a Terra, stavolta non è andata bene. “Il primo modulo è atterrato sulla piattaforma – fa sapere la stessa SpaceX -, ma in modo violento e uno dei sostegni si è spezzato”. La compagnia californiana vuole perseguire la possibilità di recuperare parte dei componenti dei razzi per ridurre i costi dei voli spaziali, per renderli più sostenibili e accessibili.