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Di fronte alle sfide che i competitor globali hanno lanciato, l’Europa deve rinnovare il proprio settore dei lanciatori. È quanto ha affermato Jean-Marc Astorg, direttore dei lanciatori del Cnes – Centre national d’études spatiales – agenzia spaziale francese, in occasione del seminario Present and future challenges for the European launcher sector tenutosi presso la facoltà di Ingegneria della Sapienza di Roma. La vera sfida non arriva più, come si pensava dagli anni 90, dalle potenze emergenti, ma dalla Silicon Valley, dal settore privato americano che ha visto in SpaceX la sua più fortunata realizzazione.
Secondo Astorg, i cinque lanciatori di cui dispone oggi l’Europa per il lancio in Gto – Ariane5 ES, Soyuz, Vega e Ariane5 ECA – appaiono “privi di una sinergia che permetta di competere efficacemente sul mercato globale”. La struttura produttiva di questi è “troppo complessa e frazionata”, ha affermato Astorg. Per questa ragione si sta procedendo con lo sviluppo dei due nuovi lanciatori: Ariane6 e Vega C. Ed è soprattutto su Ariane6 che si è soffermato il direttore dei lanciatori del Cnes, anche in virtù del fatto che la Francia copre il 52% degli oltre tre miliardi di euro di costo del programma. Astorg ha messo in evidenza come rispetto al suo predecessore, Ariane6 permetta “una forte riduzione di costi grazie alla notevole innovazione tecnologica”. Nella versione a due o quattro booster P120 a propellente solido – rispettivamente Ariane62 e Ariane64 – il nuovo lanciatore si basa sulla “trasformazione dello scenario operazionale da un assetto verticale a un assetto orizzontale”, ha proseguito Astorg, semplificando la catena di produzione e di assemblaggio fino a una maggiore razionalizzazione della base di lancio nella Guyana francese.
Ciò è possibile anche grazie al “trasferimento di buona parte della responsabilità ingegneristica di progettazione al settore industriale”, ha affermato il direttore dei lanciatori del Cnes, passaggio considerato “un’evoluzione positiva” simile a quella che la Nasa ha avviato da anni dando forte sostegno allo sviluppo del settore privato per i lanci Gto. Proprio per questo Ariane6 e Vega C non possono essere considerati dei punti di arrivo, ma i primi di una nuova famiglia di lanciatori che consentano l’adattamento a un mercato globale cambiato e non più prevedibile.
SpaceX con Falcon 9 e Falcon Heavy, ha lanciato la sfida sulla reusability dei sistemi di lancio, puntando l’intera progettazione proprio sullo sviluppo di lanciatori che potessero essere riutilizzati. Considerando che i dati di SpaceX mostrano un’evidente riduzione dei costi, secondo Astorg, l’Europa deve cogliere la sfida, iniziando ora a puntare sulla reusability. Blue Origin di Jezz Besof potrebbe essere la SpaceX del futuro palesandosi quasi improvvisamente come competitor globale, e l’Europa deve essere pronta avviando già ora la ricerca sullo sviluppo di lanciatori successivi a Ariane6 e Vega C. In virtù di questa necessità la Francia ha coperto totalmente la spesa Esa sostenuta al Launchers evolution element, con tre milioni di euro che per Astorg sono ancora “troppo pochi per far fronte alle sfide del futuro”.