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L’Italia è stata una delle prime nazioni ad avere un satellite in orbita. Il 15 dicembre 1964, San Marco 1 fu lanciato con successo, a bordo di un veicolo Scout-X4, dal Wallops flight facility della Nasa. Una storia che nasce nel 1962, quando Luigi Broglio, pioniere e padre delle attività spaziali italiane, ipotizzò di far partire un lanciatore da una piattaforma equatoriale, che fu realizzata poi negli anni successivi al largo delle coste del Kenya, insieme al centro spaziale di Malindi, tutt’oggi una base operativa dell’Asi.

Determinante per l’avvio delle attività spaziali del nostro Paese fu l’accordo bilaterale con gli Stati Uniti firmato dal ministro italiano Piccioni e dal vicepresidente americano Johnson, grazie al quale nel 1964 a Broglio e ai suoi furono affidati dei razzi vettori “Scout” statunitensi per il lancio, in aggiunta a una piattaforma petrolifera e a una nave da guerra, entrambe riadattate. Il programma dei lanci si chiamò San Marco, e la base di lancio Santa Rita. Questo importante evento è nato nel mezzo del nostro boom economico. La vita degli italiani allora era concentrata in molte attività. La conquista dello spazio era qualcosa di fantascientifico, lontano, per altri mondi e per altre nazioni. Eppure quest’uomo da solo, quasi artigianalmente, inizia a dare concretezza alla sua idea di un programma spaziale nazionale, al pari dei grandi. Il generale Luigi Broglio è stato certamente una mente incredibile, un visionario che ha creduto in un’idea folle per quei tempi. Riesce a concretizzare la sua visone e a convincere politici e governanti, tanto che l’avventura, iniziata nel ‘62  si completa in quel giorno di dicembre di 50 anni fa quando con un team di tecnici italiani riesce a lanciare nello spazio il San Marco 1, portando l’Italia tra le grandi potenze spaziali, dopo Unione Sovietica e Stati Uniti, nella gestione completa delle operazioni di lancio di un proprio satellite, interamente realizzato su base nazionale. Un episodio nato dalla lungimiranza di pochi che, con scarsi mezzi e tanta fantasia, riescono a sbalordire il mondo. Il generale Broglio è il simbolo e la sintesi tra la competenza tecnica dell’Università, del Cnr e la lungimiranza dell’Aeronautica militare. Il loro lavoro non è stato un episodio sporadico, come sappiamo, ma è stato un evento di portata storica e di valore strategico, che ha rappresentato solamente l’inizio di una storia di successo che ha visto l’Italia degli ultimi 50 anni impegnata sempre in prima linea. Una solida base sulla quale si è fondata la nostra reputazione spaziale di affidabilità e di capacità che in questi anni non è mai venuta meno. Le tappe le conosciamo, ma occorre ricordare che c’eravamo, e in prima linea, come elemento fondamentale nel varo delle due organizzazioni europee, che fondendosi hanno dato poi vita all’Esa, abbiamo messo in orbita nel ‘77 Sirio 1, satellite di telecomunicazioni all’avanguardia nel mondo, siamo protagonisti delle più importanti storie di successo scientifico di esplorazione dell’universo, con la Sonda Cassini così come con Rosetta (solo per citarne alcuni), determinanti nella costruzione e utilizzazione della Stazione spaziale internazionale, primi al mondo nella realizzazione di un sistema satellitare radar, duale, di osservazione della Terra come Cosmo-SkyMed,  per non dimenticare il nostro piccolo grande Vega, lanciatore europeo dal futuro radioso.

La fiducia internazionale riposta nell’Italia spaziale si fonda sulle competenze di un’Università e su una comunità scientifica di altissimo livello che, accompagnati da un’organizzazione di Stato delegata a seguire il settore, hanno dato impulso allo sviluppo di un comparto industriale di livello internazionale che ha saputo realizzare e proporre dei veri gioielli tecnologici.
Tutto il sistema-Italia si è imposto per capacità, competenza e professionalità. Tutto questo non è solo passato illustre, ma anche un presente e un futuro di tutto rispetto. In questi 50 anni abbiamo dato prova di grande abilità e serietà e di saper gestire un comparto sfidante per complessità politica, programmatica e tecnologica. Lo stato attuale e le prospettive future del settore spaziale, aperte anche con la recente ministeriale dell’Esa, ci fanno essere fiduciosi che saremo in grado di sostenere ancora di più le opportunità che si vedono all’orizzonte.