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La crisi mediorientale, i rapporti con la Russia e le relazioni con l’Iran dopo l’accordo nucleare restano al centro della politica estera dell’Unione Europea. Di questo, infatti, si è parlato nel Consiglio dell’Ue di lunedì scorso, dedicato agli affari esteri e presieduto da Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza.

La questione libica resta evidentemente una priorità, sebbene l’agenda non la prevedesse tra i temi del vertice. Proprio la Mogherini, al termine dell’incontro ha sintetizzato la linea Ue per la Libia: sostegno al processo di formazione di un governo di unità nazionale. Considerando il recente dialogo che la politica libica ha tenuto nuovamente a Tunisi, l’Ue si auspica che il processo prosegua. L’Alto rappresentante ha espresso tutto il supporto necessario da parte dell’Unione, compresa la possibilità di applicare “sanzioni nei confronti di individui che stanno osteggiando il processo politico”, ha affermato la Mogherini. Sulla stessa linea il ministro degli esteri Gentiloni che, a margine del vertice, ha delineato i punti principali della prospettiva europea sulla questione libica: “sostegno al processo di Tunisi, pieno appoggio a un governo di unità nazionale e trasferimento dello stesso a Tripoli”. Per l’Ue, che si presenta apparentemente compatta circa la questione libica, un governo legittimato è condizione essenziale per la stabilità nel Paese e per affrontare efficacemente la questione umanitaria.

Riguardo la situazione in Medio Oriente, il Consiglio di lunedì è stato anche occasione per tornare sul tema israelo-palestinese. I ministri degli esteri hanno assicurato pieno supporto al summit di Parigi previsto per quest’estate, iniziativa francese per rilanciare il processo di pacificazione tra Israele e Palestina. Nel comunicato ufficiale del vertice si afferma che “l’Unione europea è unita nel suo impegno per il raggiungimento di una soluzione a due Stati – basata sui parametri stabiliti nelle conclusioni del Consiglio del luglio 2014 – che soddisfi le esigenze di sicurezza di Israele e Palestina e le aspirazioni palestinesi per stato e sovranità”. La dichiarazione del Consiglio sembra delineare quella che sarà la posizione europea alla conferenza di Parigi, dove si troveranno a discutere insieme i rappresentanti di Israele e Palestina, con Stati Uniti, Unione europea, Nazioni Unite, e Russia (il cosiddetto quartetto mediorientale), i membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e le principali parti arabe interessate. D’altronde, la posizione europea sembra allinearsi con la dichiarazione che proprio il quartetto mediorientale aveva rilasciato a Monaco il 12 febbraio, ribadendo l’esigenza di risolvere le conflittualità procedendo alla formazione di due entità statuali. In ogni caso, è stata soprattutto la Francia, rappresentata dal ministro Jean-Marc Ayrault, ha chiedere che l’Europa si presenti unita nell’affrontare la questione mediorientale, al fine di dare contributo effettivo al processo di pacificazione.

Ottimismo anche per i rapporti con l’Iran. Federica Mogherini ha comunicato che il 16 aprile sarà a Teheran per discutere della cooperazione Ue-Iran successiva al Joint Comprehensive Plan of Action del luglio 2015, e successiva soprattutto alla verifica dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) del rispetto dell’accordo da parte dell’Iran. Si è confermata dunque la revoca di tutte le sanzioni connesse al programma nucleare iraniano (decisione del 16 gennaio) e la volontà di approfondire i rapporti nelle seguenti aree: commercio e investimenti, energia, trasporti, ambiente, migrazioni, diritti umani, lotta al narcotraffico, educazione, ricerca e scienza. Il viaggio dell’Alto rappresentante sarà teso proprio a vagliare le strade da percorrere in questo senso. La volontà europea rimarrà, tuttavia, legata alle successive verifiche da parte dell’Aiea circa l’effettiva implementazione dell’accordo da parte di Teheran.

È emersa invece una maggiore apprensione circa i rapporti con la Russia. Durante il vertice, la Mogherini ha presentato le cinque linee guida europee: attuazione dell’accordo di Minsk come condizione chiave per modifiche sostanziali alla posizione europea nei confronti della Russia; rafforzamento delle relazioni con i partner orientali dell’Ue e con i paesi dell’Asia centrale; potenziamento della resilienza europea, soprattutto legata a sicurezza energetica, minacce ibride, e comunicazione strategica; possibilità di accordi selettivi e specifici con la Russia su questioni di interesse per l’Ue; necessità di sostenere la società civile russa. Cinque mosse che sembrano pensate per rafforzare la protezione e procedere a una sorta di contenimento secondo quanto previsto anche dalla cooperazione Nato-Ue, ribadita recentemente dal segretario generale dell’Alleanza Jens Stoltenberg in visita al parlamento europeo. Secondo il comunicato ufficiale, i ministri hanno espresso all’unanimità supporto a questi principi d’azione. Lo stesso Gentiloni ha voluto sottolineare che il rispetto dell’accordo di Minsk, “per il momento non ancora attuato”, resta precondizione per un riavvicinamento dell’Ue alla Russia di Putin.

Il Consiglio di lunedì non ha di certo rivoluzionato la politica estera europea. Tuttavia, ha ribadito e forse rafforzato la propensione dell’Unione verso le più delicate questioni contemporanee. L’Ue continua ad avvertire la pressione ai propri confini, proveniente da ciò che tempo fa il generale Graziano, capo di stato maggiore della difesa, ha definito “i due archi di crisi”. La contestualità dei due archi, connessa all’urgenza e alla complessità che entrambi presentano, richiede all’Europa sinergia e accortezza, e pone l’Unione di fronte all’ardua prova di dimostrare la propria tenuta.