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Si riattiva il circolo di deterrenza convenzionale in Europa orientale tra Russia e Nato. Dopo che lunedì, Ash Carter, segretario alla difesa Usa, aveva espresso il supporto americano alla possibilità concreta di destinare quattro battaglioni Nato all’Europa orientale, oggi il ministro della difesa russo Sergei Shoigu ha annunciato il potenziamento della presenza militare russa sui confini, in prospettiva west-oriented.
Il Cremlino starebbe così predisponendo tre nuove divisioni, di cui una destinata al distretto militare meridionale e due a quello occidentale. Secondo la stampa russa, ogni divisione sarebbe composta da diecimila unità accompagnate dalle infrastrutture necessarie (depositi, caserme e sistemi di difesa e attacco). In teleconferenza con i vertici militari del Paese, Shoigu ha detto di “adottare una serie di misure per contrastare la crescente capacità delle forze Nato in prossimità dei confini russi”.
La mossa di Mosca sembra a tutti gli effetti una risposta a quanto si sta muovendo in ambito Nato. Lunedì, parlando con i giornalisti durante il volo da Washington a Stoccarda, dove è arrivato per presenziare la cerimonia di investitura di Curtis Scaparrotti, nuovo comandante generale dell’Us European Command, Ash Carter ha spiegato il progetto Nato di rafforzamento della presenza in Europa orientale. Secondo il vertice del Pentagono, al prossimo summit di Varsavia, gli Alleati decideranno circa l’invio di quattro battaglioni di rotazione (quattromila unità in totale) nei territori dei Paesi membri al confine con la Russia. Ciò si aggiunge alla decisione unilaterale americana di inviare un’Us armored brigade di circa 4.200 militari entro il prossimo febbraio in quegli stessi territori.
Curtis Michael Scaparrotti, generale a quattro stelle di origini pugliesi, succede a Philip Breedlove e diventa nuovo comandante supremo delle Forza Nato in Europa. La nomina del Consiglio atlantico è arrivata l’11 marzo ma solo oggi, a Bruxelles, è avvenuta la cerimonia ufficiale per il passaggio delle consegne. Tra le sfide più rilevanti che gli Stati Uniti si trovano ad affrontare resta “una Russia riemergente – ha detto il nuovo comandante generale Usa in Europa – e il suo comportamento aggressivo che sfida le norme internazionali in Crimea, nel Donbass e in Ossezia del Sud”.
Niente di nuovo, solo un gradino più in su nella scala dell’opposizione strategica reciproca. La Nato risponde alle richieste dei propri membri baltici e la Russia reagisce a ciò che avverte come una pressione sui propri confini. Il risultato è una corsa continua, fatta di mosse e contromosse, al potenziamento delle rispettive presenze militari in Europa orientale. La recente riapertura del Consiglio Nato-Russia non ha prodotto passi in avanti significativi. Restano due visioni del mondo, e sopratutto della situazione nell’est europeo, assolutamente contrapposte.