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L’Italia ha tutti gli strumenti per cogliere al volo la sfida della nuova economia dello Spazio, ma deve riuscire a sfruttarli al meglio, superando errori e inefficienze del passato. È il messaggio che arriva dal convengo organizzato a Roma per la consegna del premio Space economy dell’Asas all’ammiraglio Carlo Massagli, consigliere militare del presidente del Consiglio. Il nuovo assetto istituzionale, la collaborazione tra pubblico e privato, e la alte competenze scientifiche e industriali garantiscono al nostro Paese la possibilità di confermarsi tra i protagonisti dello Spazio. Ora, occorre “fare sistema”.

IL PREMIO DELL’ASAS

Ogni anno, l’Associazione per i servizi, le applicazioni e le tecnologie Ict per lo spazio (Asas) attribuisce il premio Space economy, organizzato in collaborazione con Airpress e CorCom, a personalità che abbiano contribuito in maniera particolare allo sviluppo delle potenzialità dell’economia spaziale del Paese. Per il 2018, il premio è stato conferito all’ammiraglio Massagli, in ragione “dell’importantissimo contributo che ha dato al processo di riorganizzazione istituzionale del settore, soprattutto alla nuova struttura di governance”, ha spiegato Lorenzo D’Onghia, presidente dell’Asas. L’evento di consegna si è tenuto a Roma, presso la Casa dell’Aviatore, e ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti del mondo istituzionale, industriale e scientifico, occasione utile per fare il punto sull’economia dello Spazio nazionale.

COSA CHIEDE L’INDUSTRIA

Con il Piano Space economy ormai entrato nel vivo (è quasi in scadenza il primo bando ItalGovSatCom) è difatti già momento di bilanci, soprattutto per quello che riguarda il contributo del comparto industriale. “L’industria – ha ricordato D’Onghia – ha partecipato con fondi propri, mostrando la sua adesione al piano”. È per questo, “sulla base della condivisione di investimenti e rischi con l’amministrazione pubblica”, che le imprese del settore “auspicano di poter avere un ruolo maggiore, a partire dalla definizione di obiettivi e requisiti”. Ciò, ha rimarcato il presidente dell’Asas, “permetterebbe un più equo e corretto rapporto tra il settore pubblico e quello privato”, da adottare già “con il Mirror Copernicus (prossimo bando del Piano, ndr) su cui speriamo di poter avere una prospettiva diversa”.

PRESERVARE LE ECCELLENZA

D’altra parte, quella del “New Space” si presenta come “una rivoluzione, un nuovo concetto e una nuova filosofia”. Dal 2005 ad oggi, la crescita dell’economia dello Spazio è stata pari al 6,7% annuo, circa il doppio rispetto al tasso di crescita dell’economia globale. Per il futuro, si prevede che il numero di satelliti (compresi quelli mini) raggiunga quota 11mila entro il 2030, e che nei prossimi dieci anni nasceranno circa 10mila start up impegnate nel comparto. Su tutto questo l’Italia può dire la sua. “Abbiamo delle eccellenze tecniche e professionali indiscutibili – ha rimarcato D’Onghia – e siamo tra i pionieri dello Spazio”. Adesso bisogna confermarsi. “Vorremmo che l’eccellenza non venga vanificata”, ha spiegato il presidente dell’Asas. A tal fine, serve “l’aiuto delle istituzioni affinché le competenze possano rimanere competitive rispetto al mercato americano e a quello cinese in forte espansione; chiediamo supporto per maggiori investimenti, processi più agili, e meno burocratismo”.

IL PUNTO DI PARTENZA

Il punto di partenza è la nuova governance nazionale, predisposta dalla legge 7 del 2018 entrata in vigore lo scorso febbraio. La normativa ha posto la direzione dell’intero settore nelle mani del presidente del Consiglio (ora delegata al sottosegretario Giancarlo Giorgetti), supportato per questo da un apposito Comitato interministeriale (Comint) volto a superare quella precedente “autoreferenzialità” riscontrata nel corso del convegno da Giovanni Cinque, sub-commissario dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). La legge ha permesso di passare “dallo sport individuale allo sport di squadra, garantendo coordinamento” tra tutti gli attori coinvolti, ha aggiunto l’avvocato. Così, si è superata la precedente divisione “di cui l’Asi è fulgido esempio”; ora, la legge riconosce all’Agenzia “un ruolo fondamentale di supporto tecnico e scientifico”, inserito nel contesto di “un coordinamento che può essere finalmente correttamente e concretamente attuato”.

LE RICHIESTE DELLE AZIENDE

E proprio “investimenti” e “coordinamento con il settore pubblico, centrale e periferico”, sono i primi punti nella lista delle richieste delle aziende. Per Angelo Vallerani di OHB Italia, serve “un disegno virtuoso di collaborazione tra aziende e governo, anche a livello regionale”. Un’attenzione particolare alla sicurezza (soprattutto cibernetica) è stata chiesta da Luigi Pasquali, coordinatore Spazio di Leonardo e ceo di Telespazio. È un’esigenza che emerge dalla pervasività delle applicazioni di tecnologie spaziali, poiché “la vera novità della New space economy – ha spiegato il manager – è che lo Spazio è entrato finalmente a essere abilitatore economico, vicino all’interesse del singolo cittadino”. Per questo, ha aggiunto, la parola d’ordine è “sostenibilità”, di investimenti e programmi, al fine di accelerare sugli altri bandi del Piano space economy. Un’accelerazione chiesta a gran voce anche dall’ad di Thales Alenia Space Italia Donato Amoroso. “Siamo già New Space, dobbiamo solo crederci”, ha notato evidenziando i ritardi accumulati negli anni sull’attuazione del Piano.

LA QUESTIONE DEI LANCIATORI

E sembra crederci con convinzione Avio, l’azienda di Colleferro specializzata in lanciatori spaziali, rappresentata alla Casa dell’Aviatore da Angelo Fontana. “L’innovazione è entrata da tempo nelle nostre fabbriche e nei nostri uffici”, ha spiegato il manager, notando come il mercato della nuova economia dello Spazio chieda lanciatori più piccoli, meno costosi e altamente performanti, capaci di lanci multipli anche a orbite differenti. E Avio è pronta alla sfida con l’avvicinarsi del debutto del Vega C, ma anche con il contributo al nuovo Ariane 6, con la realizzazione del Vega E e con le ambizioni sul mini lanciatore (“prevediamo che sia un asset strategico”). Certo, a ciò si lega il delicato tema della commercializzazione del vettore made in Italy, ad ora nelle mani di Arianespace: “La nostra intenzione – ha spiegato Fontana – è appropriarcene al più presto”. I numeri sono incoraggianti. Nel 2017, l’azienda ha registrato un fatturato di 344 milioni di euro, pari a circa il 17% in più rispetto all’anno prima. Per il 2018 si prevede la stessa crescita, “se non migliore”.

IL MESSAGGIO DELL’AMMIRAGLIO

Da parte sua, ha promesso attenzione alle esigenze emerse nel convegno l’ammiraglio Carlo Massagli, che (“un marinaio che ha navigato tutta la vita”) si è detto “perplesso” del riconoscimento a lui assegnato, “condiviso” dunque con la tutta la squadra del suo ufficio a palazzo Chigi. “Senza di voi la nuova struttura di governance non serve a nulla”, ha poi detto rivolgendosi alle imprese. “Siete un fattore di innovazione imprescindibile e ci aspettiamo che sfruttiate e capitalizziate tutto ciò che offre la legge”, a partire dalle convocazioni che arriveranno per le riunioni della Struttura di coordinamento, introdotta per i lavori preparatori destinati al Comitato interministeriale. “Siate proattivi e propositivi – ha detto concludendo l’ammiraglio – e cercate di anticipare, dove possibile, i tempi sul resto del mondo; noi vi sosterremo, ma dovrete coinvolgere le filiere industriali, anche le Pmi e le start up, preservando le nicchie di eccellenza e mantenendo l’occhio sempre puntato sui destinatari finali”.