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Migranti e presenza italiana nell’Africa sahariana. Saranno questi i temi centrali dell’incontro tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica del Niger, Mahamadou Issoufou, oggi in visita ufficiale a Roma. Nello Stato nigerino, cruciale per la questione, l’Italia ha una presenza militare alquanto controversa, dopo l’autorizzazione della “Missione bilaterale di supporto nella Repubblica del Niger – MISIN” (con area geografica di intervento allargata anche a Mauritania, Nigeria e Benin), al fine – faceva sapere a gennaio scorso Palazzo Chigi – “di incrementare le capacità volte al contrasto del fenomeno dei traffici illegali e delle minacce alla sicurezza, nell’ambito di uno sforzo congiunto europeo e statunitense per la stabilizzazione dell’area e il rafforzamento delle capacità di controllo del territorio da parte delle autorità nigerine e dei Paesi del G5 Sahel”.

La missione – che sarà al centro dei colloqui di oggi –, 40 milioni di euro circa il costo, avrebbe dovuto portare un contingente di 470 militari italiani, 130 veicoli e due aerei nella base di Madama, nel nord del Paese vicino alla frontiera con la Libia, ma di fatto, a seguito di pressioni esercitate dai francesi, presenti con proprie basi di supporto nel Paese, assieme a tedeschi e americani, una quarantina di soldati italiani del team di ricognizione, guidato dal generale Antonio Maggi, sono bloccati nella base americana di Niamey, in attesa delle decisioni delle autorità nigerine e italiane. Il primo C-130 era arrivato in aprile e il secondo il 28 maggio. La pianificazione della missione prevedeva un dispiegamento a giugno di almeno altri 120 uomini fra la capitale, Niamey e Agadez, 700 km dal confine libico. Secondo alcuni addetti ai lavori poi, l’operazione MISIN, dovrebbe avere un doppio risvolto: contrastare i traffici illegali, a cominciare da quello delle armi.

Sulla questione migranti, l’Italia vorrebbe come noto nel breve periodo una riforma del trattato di Dublino e, nel medio termine, l’istituzione di hotspot gestiti dall’Unione europea nei Paesi africani d’origine, tra cui Libia e appunto Niger, principale porta d’ingresso dei migranti provenienti dall’Africa sub sahariana e Stato considerato prioritario dall’Italia per la cooperazione civile e militare. Il tema migrazione è stato oggetto anche del bilaterale del premier Conte con la cancelliera Angela Merkel, e prima ancora è stato affrontato con il presidente francese Emmanuel Macron.

Secondo fonti francesi, un impegno comune per la costruzione di hotspot non è stato confermato. “La proposta italiana deve essere ancora affinata”, faceva sapere l’Eliseo al termine del bilaterale. Conte si propone “un cambio di paradigma: rafforzare a livello europeo il rapporto con i paesi di origine e di transito dei migranti. Dobbiamo evitare viaggi della morte creando centri europei nei paesi di partenza e transito per velocizzare l’identificazione dei migranti. Il concetto di Stato di primo ingresso va rivisto: chi mette piede in Italia, mette piede in Europa”.