Nuove ambizioni russe sulle aree contese dell’Artico

Di Francesco Pesce

La Russia ha rinnovato i suoi sforzi diplomatici mirati a rivendicare un’area della piattaforma continentale del mar glaciale Artico pari a ben 1,2 milioni di chilometri quadrati. Mosca ha avanzato ieri una richiesta formale presso la commissione delle Nazioni Unite appositamente istituita.

Una richiesta simile era già stata presentata nel 2001, ma l’Onu l’aveva respinta per insufficienza di prove scientifiche. Qualche anno dopo, nel 2007, un sottomarino aveva provocatoriamente piantato il tricolore russo sul fondale dell’oceano Artico, proprio al polo nord. Del resto, Vladimir Putin da sempre include le rivendicazioni sull’Artico tra le priorità strategiche del Paese e ha recentemente aumentato la presenza delle forze armate russe nella regione: questa primavera, l’esercito ha svolto nell’Artico esercitazioni che hanno coinvolto 28mila unità, più di 50 navi e sottomarini e 110 velivoli. La nuova dottrina navale della Federazione russa, pubblicata a luglio, individua l’Artico tra le aree di principale interesse strategico.

Sergey Lavrov, ministro degli Esteri russo, ha dichiarato che questa volta le rivendicazioni sono supportate da dati scientifici. Il Cremlino sostiene infatti che la dorsale Lomonosov, una catena montuosa sottomarina che attraversa l’intero oceano Artico, sia parte della massa continentale eurasiatica su cui Mosca esercita sovranità. In conseguenza, la piattaforma continentale russa nell’Artico si estenderebbe fino al polo nord.

Secondo la Convenzione Onu sul diritto del mare, la piattaforma continentale è il naturale prolungamento sottomarino della costa degli Stati, che godono del diritto esclusivo di sfruttare le risorse minerarie e non biologiche del fondale fino a una distanza massima di 350 miglia marine (circa 650 chilometri) dalla linea di base, ovvero il confine giuridico che separa le acque interne dello Stato da quelle internazionali.

Norvegia, Danimarca, Canada e Stati Uniti, gli altri Stati rivieraschi dell’Artico, hanno respinto le richieste di Mosca. Anche queste quattro nazioni hanno, nel passato, avanzato rivendicazioni su diverse zone della piattaforma continentale del mar glaciale Artico. L’area è contesa: si stima infatti che il fondale dell’Artico racchiuda un quarto delle risorse di petrolio e gas non ancora scoperte, oltre a giacimenti di nichel e oro. L’economia russa è massicciamente basata sullo sfruttamento di risorse naturali; qualora riuscisse a realizzare le sue rivendicazioni, Mosca avrebbe il diritto di disporre di ben 4,9 miliardi di tonnellate di idrocarburi.

La competizione per le risorse dell’Artico si è intensificata negli ultimi anni in quanto il ritiro dei ghiacci polari, conseguenza del cambiamento climatico, ha reso possibili nuove opportunità di esplorazione e di estrazione.