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Partendo da un’analisi comparata tra tre diverse realtà europee (Regno Unito, Francia e Italia), l’Istituto Affari Internazionali (Iai) ha affrontato in uno studio, presentato oggi a Roma, il tema degli “elicotteri duali nel campo della sicurezza e difesa”. Il lavoro, a cura di Michele Nones e Alessandro Marrone, è stato commentato dal generale Vincenzo Camporini, vicepresidente Iai, dall’ammiraglio Giampaolo di Paola, ex ministro della Difesa, da Daniele Romiti, ad AgustaWestland e dal generale Alberto Rosso, capo IV Reparto Stato Maggiore della Difesa.

Per duale – spiegano gli autori – si intendono quelle tecnologie utilizzabili per sviluppare sistemi ed equipaggiamenti in grado di svolgere compiti sia civili sia militari. Questo approccio vale ovviamente anche per gli elicotteri, dove l’opzione duale rappresenta oggi per svariati motivi una prospettiva interessante, che richiede un’approfondita e comune riflessione, per avere maggiore efficacia nell’uso degli assetti ad ala rotante da parte delle Forze Armate. Aeromobili che già in fase di progettazione rispettino determinati standard, e vengano predisposti strutturalmente in modo da poter essere usati da soggetti civili, militari o di pubblica sicurezza, con limitate modifiche o integrazioni, sembra essere la via più agevole da percorrere in termini costo-efficacia.

“Questo – come spiega Vincenzo Camporini – è un tema di grande rilievo anche da un punto di vista programmatico-finanziario, dal momento che alcuni soggetti europei, come la Commissione, sono ancora riluttanti a favorire imprese militari. Sottolineare quindi come attività militari possano avere una valenza civile diventa quindi fondamentale”. “In quest’ottica gli elicotteri, anche non pilotati, possono avere risvolti unici nella dualità dell’impiego”. La linea di confine tra attività civile e militare diventa sempre più permeabile – spiega Marrone – sia dal militare al civile sia dal civile al militare, con la differenza che oggi la tecnologia sviluppata ad uso commerciale è più veloce rispetto a quella militare, che parte da specifiche dell’utilizzatore molto più stringenti.

Con budget in contrazione poi, le flotte nazionali sono destinate a diminuire e questo rende ancora più appetibile l’opzione duale. In Francia dai 481 elicotteri del 2013 si passerà alle 392 macchine nel 2019, mentre in Italia da 250 si arriverà in un decennio alle 160 unità, anche sé – si rileva – saranno aumentate prestazioni e qualità delle stesse. L’approccio duale implica un salto di qualità anche nel rapporto tra industria e cliente che dovrà nel tempo andare sempre più verso vere e proprie partnership, anche per favorire l’export.

Elicotteri civili hanno già dimostrato di poter essere utilizzati in ambito militare (ne è un esempio l’HH-139A in linea con l’AM utilizzato attualmente per il SAR in attesa di un elicottero medio), anche se come spiega il generale Rosso “deve rimanere una nicchia di capacità ad esclusivo uso militare”. In quest’ottica, duale dovrà essere però non solo l’impiego, che potrà essere condiviso anche da più istituzioni o la piattaforma, ma anche l’addestramento o il supporto logistico. Quindi “non solo la progettazione – dice Rosso -, ma anche lo sviluppo dovrà essere pensato duale”. Alla presentazione si è parlato anche di elicotteri non pilotati, settore questo più indietro rispetto ai velivoli a pilotaggio remoto ad ala fissa, ma a cui si sta guardando con interesse anche in Italia.