, In Evidenza, Slider

L’intervento di Alessandro Pansa, direttore generale del DIS, intervenuto oggi al forum Cybertech 2016

“La minaccia” cyber “si evolve con estrema velocità: la crescente mole di dati – raccolti in maniera massiva e riferiti a qualità personali, abitudini e stili di vita, preferenze di consumo – diviene sia un serio onere per l’impiego da parte di chi li detiene, ed allo stesso tempo rappresenta un obiettivo ambito ed altamente remunerativo per chi vuole impossessarsene illecitamente”. A dirlo è stato Alessandro Pansa, direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza, intervenendo a Cybertech Europe, forum internazionale organizzato da Cybertech Global Events in collaborazione con Leonardo-Finmeccanica a Palazzo dei Congressi a Roma.

“Il cyber”, ha aggiunto Pansa, “si mostra sempre più uno strumento duttile e penetrante, tale da poter essere utilizzato anche in operazioni di influenza articolate”. “A quest’accelerazione esponenziale della minaccia”, ha detto ancora il direttore generale del Dis, “si aggiunge ora anche il cyber terrorismo. E qui assistiamo ad un’ulteriore evoluzione del contesto: sia per effetto della minaccia terroristica ma anche per altre forme di minaccia, l’impatto si ha non più solo per il danno patrimoniale (per lo Stato, per le aziende, per i cittadini), ma il danno emerge anche dall’uso che si fa di questo strumento. Basta pensare al re-engineering che i gruppi terroristici fanno dei maggiori social networks e/o delle applicazioni di messaggistica per operare il proselitismo, il reclutamento, l’addestramento, il coordinamento operativo, eccetera”.

“Anche in termini di effetti comunicativi”, ha rimarcato Pansa, “la capacità di incidere sul mondo reale grazie alla comunicazione digitale è un aspetto che deve essere sempre tenuto in considerazione quando si parla di sicurezza cyber. Si consideri il crescente gap tra sicurezza reale e quella percepita: come ben sappiamo, l’obiettivo della sofisticata opera di comunicazione di Daesh tende proprio ad ampliare a dismisura questo cuneo, che si insinua tra la cittadinanza ed i propri governanti. Il mondo virtuale può divenire un punto di riferimento anche culturale per coloro che si sentono rifiutati dal tessuto umano in cui vivono ovvero siano portatori di una cultura divergente rispetto a quella prevalente”.