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Gli aerei della Federazione russa stanziati alla base di Lattakia hanno effettuato ieri i primi raid nelle province siriane di Homs, Hama e Lattakia stessa, nel nord-est del Paese. In alcuni casi, le operazioni si sono svolte congiuntamente ai velivoli di Bashar Assad.
Il ministero della Difesa russo ha dichiarato che gli attacchi hanno colpito militanti dell’Isis, lo Stato islamico. I servizi segreti occidentali, nonché alcuni soggetti presenti sul territorio, come l’Osservatorio siriano per i diritti umani, riferiscono invece che i raid russi sono stati effettuati non su aree controllate dall’Isis, bensì contro le basi dei ribelli antigovernativi.
Se queste notizie fossero confermate, sarebbe chiaro che Vladimir Putin interviene in difesa del regime del suo alleato, Bashar Assad, e non contro l’Isis. Non è chiaro se Putin stia agendo per dimostrare l’importanza della Russia sullo scenario internazionale, o per distogliere l’attenzione dalla situazione ucraina, oppure se sia davvero pronto a un combattimento lungo e dispendioso. Infatti, al momento in Siria non si intravedono soluzioni rapide.
Qualunque sia il suo obiettivo, senza dubbio la Russia non ha lesinato sui mezzi inviati in Siria: si contano 36 unità di Pantsir-1, batterie antiaeree SS-22 dotate di due cannoni e quattro missili ciascuna, in grado di intercettare velivoli a bassa quota; 36 aerei da addestramento Yak-130 UBS; 24 cacciabombardieri MiG-29 e Sukhoi-30 per il controllo dello spazio aereo e almeno due sottomarini Diesel. Le armi in dotazione a questi mezzi includono missili terra-aria S-125 e anti-nave P-800.
Il dibattito internazionale sull’intervento russo è amplificato in questi giorni dal convergere di molti capi di Stato e rappresentanti governativi a New York, dove è in corso la sessione annuale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Molti Paesi, tra cui il Regno Unito, hanno colto l’occasione per chiedere al governo di Mosca di fare chiarezza sulle operazioni in corso e sui suoi reali obiettivi.
Anche Jens Stoltenberg, il Segretario generale della Nato, si è detto “particolarmente preoccupato per il fatto che da parte russa non vi sia nessuno sforzo concreto di evitare collisioni accidentali con i velivoli impegnati in operazioni anti-Isis nel quadro della coalizione guidata dagli Stati Uniti”.
Un chiarimento molto parziale sulle intenzioni russe viene da Sergey Lavrov, ministro degli Esteri, che a margine di un incontro con il segretario di Stato John Kerry ha dichiarato: “Vogliamo tutti che la Siria sia democratica, unita e laica, che sia una patria dove siano garantiti i diritti di tutti i gruppi etnici. Tuttavia, permangono alcune divergenze di secondo ordine su come arrivare a questo risultato”. Washington e Mosca hanno comunque deciso di realizzare quanto prima una serie di colloqui tra comandi militari, in merito alle operazioni in corso da entrambe le parti.