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“Lo scorso anno è stato firmato un contratto per 10 nuovi lanciatori del valore di circa 260 milioni di euro. Vista la crescita esponenziale del mercato dei piccoli satelliti, pensiamo di poter firmare contratti analoghi ogni 3-4 anni e questo ci dà subito una taglia delle dimensioni del programma”. Così il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Roberto Battiston, a proposito del presente e futuro del lanciatore Vega, oggetto di un workshop a Roma, a cui hanno partecipato realtà istituzionali, di ricerca e industriali della filiera Vega, oltre ai principali stakeholder del settore spaziale nazionale. “Con la versione evoluta la C e il P120 (il nuovo motore che equipaggerà il lanciatore Vega C e Ariane 6, ndr) poi, il ritmo di produzione dei motori arriverà a regime, attorno al 2020-2021, a 36 unità annuali e questo significherà centinaia di milioni di fatturato per Avio che li produrrà a Colleferro e per Elv (70% Avio-30% Asi, ndr) che costruisce il 65% del lanciatore. Accanto a questo ricadute occupazionali e infrastrutturali per i segmenti industriali, Regulus e Europropulsion, che rispettivamente riempiono i motori di propellente solido e assemblano l’intero lanciatore e dove l’Italia ha una partecipazione vicina al 50%”.
Il successo del programma Vega, 4 i lanci effettuati ad oggi, dove l’Italia gioca il ruolo principale e il suo consolidamento, sancito dall’ultima ministeriale dell’Agenzia spaziale europea, unitamente al nuovo lanciatore pesante Ariane 6, pongono però alcune criticità sulla governance dei due programmi europei, che dovranno essere gestiti separatamente, anche a livello commerciale, per non creare dannosi squilibri. “Adesso – ha spiegato Battiston – è necessario garantire la partecipazione dell’industria italiana, in particolare di Avio ed Elv, al controllo della parte marketing di quello che diventerà Arianespace (che oggi si occupa della commercializzazione e del servizio di lancio di tutti i lanciatori dell’Esa: Ariane 5, Soyuz e Vega, ndr). In futuro Airbus Group e Safran con la loro joint venture si occuperanno di Ariane 6, di conseguenza Avio-Elv dovrà necessariamente estendere il suo perimetro di azione dalla costruzione del vettore anche al servizio di lancio”. “Su questo – ha aggiunto il presidente dell’Asi – c’è pieno accordo, dato che siamo in un contesto di forte collaborazione a livello istituzionale e industriale, dobbiamo solo stabilire la modalità migliore da dare al nuovo assetto”. “Il problema da risolvere – ha aggiunto – è piuttosto la proprietà di Avio. In questo momento sono in corso intense discussioni con vari imprenditori italiani, tra cui Finmeccanica”.
“L’ad del gruppo, Moretti ha ribadito più volte il suo interesse per il segmento dei lanciatori e, una volta risolto il dossier relativo al settore ferroviario, se ne sta occupando ampiamente, ma so anche di altre realtà nazionali che stanno puntando allo stesso obiettivo”. Battiston ha poi spiegato che in questi giorni si sta parlando moltissimo della questione Avio anche a livello di Governo, vista l’urgenza in Europa di riorganizzare e rendere sempre più competitivo il settore dei lanciatori. “L’industria e le istituzioni italiane – ha concluso – stanno spingendo affinché una soluzione per mantenere Avio nel perimetro nazionale venga trovata in tempi brevi”. Ma oltre alle discussioni con Finmeccanica e con altre cordate, ancora non meglio specificate, c’è di più per la società suddivisa fra il fondo di private equity Cinven (81%), Finmeccanica (14%) e altri azionisti, che nel settore spaziale ha un ruolo strategico ampiamente riconosciuto. “Qualcuno – ha aggiunto l’amministratore delegato di Avio, Pier Giuliano Lasagni – sta pensando che abbiamo le caratteristiche per andare in Borsa, pertanto questo potrebbe essere un elemento ulteriore per arrivare ad una soluzione italiana della questione”. “Importante e questo è condiviso anche dalla presidenza del Consiglio, è che la società rimanga tale e quale, ovvero capace di sostenere gli equilibri in Europa”.