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L’aliante Perlan 2, il primo aeromobile al mondo progettato per “toccare” lo spazio, ha condotto con successo il primo volo, raggiungendo i 5.000 piedi sopra l’aeroporto di Redmond, in Oregon. Si è trattato del primo test per il velivolo pressurizzato senza motore che il prossimo anno condurrà in Argentina una serie di prove per raggiungere nuovi record di altezza. Obiettivo principale del progetto è quello di fare nuove scoperte riguardo i voli ad alta quota, i cambiamenti climatici e l’esplorazione spaziale. “La missione di Perlan è un’impresa condotta con lo spirito pionieristico proprio dell’aviazione”, ha detto Tom Enders, ceo Airbus Group. “Quanto acquisito da questo progetto in termini di conoscenze impatterà sul modo di comprendere e indirizzare il cambiamento climatico. Inoltre – ha aggiunto Enders – ci aiuterà a trovare nuovi modi per volare più in alto, più velocemente e in maniera più pulita, sulla Terra e probabilmente anche oltre”.
L’aliante è stato sviluppato dal Perlan Project, un’impesa no-profit condotta da esperti di aerospazio e supportata dal costruttore europeo, da Weather Extreme, United Technologies e BRS Aerospace. “Questo volo rappresenta una pietra miliare nell’innovazione aeronautica, che permetterà l’esplorazione “alata” dell’atmosfera al confine dello spazio e che porterà a nuove scoperte sul clima”. Ha dichiarato, Ed Warnock, responsabile del Perlan Project. Il volo è stato effettuato da Jim Payne e Morgan Sandercock. Durante le prove i piloti respireranno ossigeno puro, fornito da un sistema simile a quello usato dagli astronauti nello spazio. La macchina è stata pensata per cavalcare le correnti delle regioni montuose vicine ai poli, in grado di condurre alla stratosfera e può ospitare, oltre a 2 membri di equipaggio, strumentazione scientifica. Con il prossimo volo si pensa di raggiungere i 90.000 piedi, oltre quanto fatto dai ricognitori strategici U-2 e SR-71.
Secondo gli addetti ai lavori, il progetto potrà aprire molti fronti. Potendo operare dalla stratosfera, il Perlan 2 potrà essere di ausilio all’osservazione dei fenomeni atmosferici e potrà aiutare gli esperti di tutto il mondo a mettere a punto nuovi modelli sui cambiamenti climatici. Inoltre potrà monitorare il buco nell’ozono. Tutto questo aprirà nuove possibilità per gli aeromobili di operare da grandi altezze. Infine quanto acquisito da questa esperienza ai confini del cielo servirà anche all’esplorazione spaziale “classica”, dal momento che le condizioni atmosferiche in cui opera il velivolo sono simili a quelle di Marte. Un bell’aiuto per capire se e come macchine ad ala fissa possano essere utilizzate sulla superficie marziana.