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Due le priorità davanti alle quali le istituzioni europee devono intervenire: rimuovere gli ostacoli che impediscono di sviluppare apertamente le necessarie iniziative europee nel campo della sicurezza e difesa; prevedere che tutte le politiche europee contribuiscano a rafforzare l’Europa della difesa e, in particolare, le sue capacità tecnologiche e industriali che sono indispensabili per far fronte alle esigenze delle sue Forze armate e garantire un’adeguata autonomia strategica. Questo quanto sostenuto dal ministro della Difesa, Roberta Pinotti, intervenuta al convegno “Sicurezza e Difesa: come gestire le crisi alle porte della Ue?”, organizzato dall’ISPI. Nel suo intervento il ministro ha evidenziato i troppi ritardi dell’Europa in tema di difesa e sicurezza comune, e nella costruzione di una capacità di proteggere i suoi confini esterni: “il compito è lasciato agli Stati membri coinvolti” ha detto il ministro, ricordando come l’Italia in tutti questi ultimi anni ha dovuto gestire da sola il controllo del Mediterraneo centrale.
Sulla crisi libica, il ministro ha aggiunto: “L’Italia ha sempre detto che per stabilizzare la Libia bisogna agire insieme ai libici a sostegno delle loro richieste. In passato si è visto che la robustezza militare importata e vissuta come uno sfregio all’orgoglio di un Paese ha alimentato i fenomeni di terrorismo”. Pinotti ha ricordato che stante la progressiva riduzione del bilancio della Difesa, le Forze armate italiane sono riuscite a garantire la partecipazione alle missioni internazionali e la protezione dei confini e del territorio nazionale. “Siamo tra i primi contributori alle missioni europee, alle missioni ONU e i primissimi Nato”. Pinotti ha inoltre sottolineato che l’Italia negli ultimi dieci anni sta tra quei Paesi che hanno tagliato maggiormente la spesa per la difesa, il 27%, (come confermato dai dati del SIPRI di Stoccolma) e che “è venuto il momento di far sapere che non si può continuare a tagliare, perché il tema sicurezza non si può dimenticare. Il mondo è tutt’altro che pacificato, chi è preposto a difenderci deve avere strumenti necessari”. Richiamato infine il Libro bianco. “Siamo tutti consapevoli che le risorse sono limitate e non bastano. Proprio per questo dobbiamo costruire uno strumento militare che possa essere mantenuto efficiente ed equilibrato in tutte le sue componenti: personale, esercizio e investimenti”.