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La parte export rappresenta per Leonardo circa l’85% del totale, ma rispetto ai principali  concorrenti, che possono contare su un sostegno più coordinato (gov-to-gov) da parte delle istituzioni, il gruppo sconta un differenziale competitivo”. Lo ha detto questa mattina Alessandro Profumo, amministratore delegato di Leonardo, sentito a proposito delle prospettive di export italiane di prodotti per la difesa e la sicurezza, in audizione (informale) davanti alla Commissione Difesa del Senato. “E’ necessario dotarsi di strumenti a sostegno delle esportazioni, in linea con le migliori pratiche dei Paesi europei più avanzati”.

Nel campo della difesa e della sicurezza “abbiamo grandi capacità peculiari e dobbiamo identificarle, tutelarle e sostenerle”. Ha aggiunto l’a.d., sottolineando che parlando di difesa europea è bene avere chiaro quali capacità è necessario mantenere. “Non dobbiamo disperderle per Leonardo, ma difenderle in quanto patrimonio del Paese”. “Il giorno in cui le perderemo non sarà più possibile recuperarle”. “Questo è un tema fondamentale”, ha detto, “esistono delle capacità che è bene che rimangano nazionali.

“I 12,2 miliardi del nostro fatturato sono realizzati al 27% circa dagli elicotteri, al 25% da  velivoli e aerostrutture, e per il 45% dall’elettronica per la difesa, parte della quale è realizzata negli Stati Uniti tramite la controllata LeonardoDRS e parte in Europa”. “Abbiamo tutta una serie di attività non consolidate ma importanti – spiega – la joint venture nello spazio con Telespazio e Thales Alenia Space, di cui abbiamo rispettivamente il 67% e il 33%: quest’ultimo l’abbiamo nella parte upstream, che produce i satelliti, mentre il 67% nel downstream, cioè nella società che utilizza le informazioni che arrivano dai satelliti per dare servizi di telecomunicazione, geo-osservazione della Terra e così via”. “Inoltre, abbiamo il 26% di Avio, (prime contractor del lanciatore europeo Vega, ndr) e il 25% della società missilistica Mbda, in partnership con Bae System e Airbus, che detengono ciascuna il 37,5%. Pur avendo una quota più bassa, abbiamo esattamente gli stessi diritti di governance”. “A questo si aggiunge il 50% del consorzio ATR, che ha una quota di mercato del 72% nel segmento dei velivoli turboprop per il trasporto regionale e il 31,33% di Elettronica”.

“In Italia abbiamo circa 30.000 persone, a livello di gruppo siamo 46.000, di cui 10.000 ingegneri e 12.000 tecnici specializzati”. Sul territorio nazionale l’attività di Leonardo è spalmata su 70 siti, di cui 38 produttivi, coprendo 15 regioni con una particolare valenza in Lombardia, Lazio, Campania, Piemonte, Puglia, Liguria e Toscana. “Abbiamo 4.000 fornitori italiani, 2.700 sono piccole e medie imprese e un programma ad hoc per accompagnarle nella crescita, e partecipiamo a 20 distretti tecnologici-cluster nazionali”. “In questo momento stiamo lavorando con 48 università italiane e con una serie di centri di ricerca. I programmi cui partecipiamo mobilitano quasi 500 milioni di euro di attività di ricerca. Molte cattedre universitarie, se non ci fosse questa nostra presenza, si chiuderebbero”. In ricerca e sviluppo “investiamo moltissimo: su 100 euro di fatturato, il settore ne investe (mediamente) 10, Leonardo 12,2, quindi più della media”.

Intanto, sulla scia dei risultati annunciati ieri il titolo Leonardo segna un rialzo di oltre il 3%, tornando sopra i 10 euro. Il gruppo guidato da Alessandro Profumo ha chiuso il primo trimestre 2019 meglio delle aspettative e ha confermato la Guidance per l’intero anno. In particolare, i nuovi ordini ammontano a 2,5 miliardi di euro, il portafoglio ordini arriva a  36,6 miliardi (pari a circa 3 anni di produzione), L’Ebit sale del 29%, a 35 milioni, mentre i ricavi ammontano a 2,7 miliardi (+11,2%). L’utile netto è di 77 milioni e rappresenta una crescita  del 54%.