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Intervista a Riccardo Procacci, ad di Avio Aero
A circa un anno di distanza dall’entrata in General Electric qual è il bilancio?
Decisamente positivo. Abbiamo lavorato su diverse direttrici per integrare un’azienda con 100 anni di storia all’interno del gruppo e c’è ancora del lavoro da fare, ma c’è entusiasmo da parte di tutti verso quello che GE rappresenta. La sua eccellenza tecnologica ha fatto sì che tutto il mondo Avio Aero, fatto di creatività, innovazione e spirito imprenditoriale l’apprezzasse.
Qual è la strategia di crescita? 
Innanzitutto crescere con GE, massimizzando le sinergie. Se prima era il nostro cliente principale, ora è nostro partner, il che significa avere la possibilità di incrementare la nostra presenza all’interno dei programmi di GE, oggi market leader nel settore dell’aviazione civile. Se guardiamo ai singoli programmi, come il GE9X (che equipaggerà il B777X, ndr), il motore più grande ed efficiente mai costruito, Avio Aero sarà presente con una percentuale molto vicina al 15%. Prima eravamo sul GE90 (la versione precedente, ndr) con una quota del 10%, uno step change del nostro coinvolgimento sia in termini numerici, ma soprattutto in termini di contenuto tecnologico. Dopodiché servire l’industria. Stiamo incrementando la partecipazione anche su programmi non GE. Siamo partner di Pratt&Whitney nella costruzione del motore che equipaggia i velivoli A320. Nonostante l’acquisizione, la nostra missione di partner per l’industria aeronautica non è cambiata, anzi è stata rafforzata dall’aggiunta di nuove competenze e capacità, anche finanziarie. Terzo ed ultimo punto della nostra strategia, sviluppare le adiacenze, ovvero quelle zone di mercato vicine a quelle in cui già operiamo.
Ci fa un esempio?
Sicuramente il settore elicotteristico. Essendo da sempre esperti di trasmissioni ci siamo aperti al mercato con una serie di value proposition. I risultati sono arrivati subito, infatti forniremo ad Airbus Helicopters alcune parti della gearbox per i programmi H160 ed EC175. Accanto a questo la propulsione navale.
Come vi state presentando per equipaggiare le nuove navi polivalenti della Marina previste dalla “legge navale”?
GE è da sempre leader incontrastato nella fornitura di turbine a gas per la propulsione navale, con  1.300 motori operanti nel mondo ed oltre 13 milioni di ore di servizio accumulate. Oggi 33 marine militari, inclusa quella italiana, utilizzano tecnologia GE per le loro navi. Una leadership tecnologica che si rafforza visto che dal 2005 ad oggi, abbiamo vinto 30 nuovi programmi di fornitura navale. Quello che finora GE non aveva, era la capacità di package, che noi, come Avio Aero, nel corso degli anni abbiamo sviluppato per la Marina Militare. Oggi essendo parte di GE queste competenze le mettiamo a disposizione del gruppo.  Stiamo cercando di assicurarci questa commessa, che si allinea perfettamente con gli obiettivi globali dell’azienda, che riguardano non solo l’Italia, ma tutto il mondo.
Quali sono quindi i vantaggi della vostra offerta, rispetto alla concorrenza?
La migliore tecnologia in termini di prestazioni unita ai costi di esercizio. La proposta Avio Aero e GE Oil & Gas per la propulsione delle unità navali, in discussione con Fincantieri, soddisfa interamente gli intendimenti del programma così come approvato del Parlamento. In particolare, offriremo le turbine LM2500 e LM6000 con gran parte delle lavorazioni effettuate in Italia (produzione parti, progettazione del package, assemblaggio finale e test, supporto e manutenzione). Già oggi oltre 750 addetti lavorano su queste turbine, negli stabilimenti Avio Aero di Rivalta di Torino, Pomigliano d’Arco e Brindisi e di GE Oil & Gas di Firenze e Massa. Il supporto logistico e la revisione delle turbine saranno effettuate interamente a Brindisi, senza nessun ulteriore investimento da parte dell’amministrazione. Inoltre, GE ha selezionato Brindisi come centro di eccellenza mondiale per le revisione di queste turbine – sia per impiego industriale che marino – destinandovi investimenti ed ore di mano d’opera. Le attività aggiuntive derivanti dal nuovo programma della Marina, aiuterebbero ad incrementare la competitività dei nostri siti industriali, attraendo ulteriori commesse.
Questa classe di turbine è la stessa che equipaggia le FREMM, cosa significherebbe questo per la Marina italiana?
Diversi vantaggi, sia per l’addestramento del personale che per la continuità della catena logistica. Inoltre proprio perché queste turbine sono le più diffuse al mondo, sia per applicazioni navali che industriali, esistono centri di manutenzione ovunque, ciò aumenta significativamente l’esportabilità di queste navi anche nei confronti di potenziali clienti esteri. Benefici questi non solo per noi, ma anche per la Forza Armata e Fincantieri, in grado di proporre lo standard mondiale quando si parla di propulsione navale. Ancora una volta diventa fondamentale la nostra missione di partner strategico della Difesa.