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La progressiva riduzione delle spese militari, l’esigenza di mantenere le capacità operative delle forze armate, la necessità di una migliore cooperazione tra i Paesi europei e il ruolo dell’industria della difesa, sono stati al centro del convegno “Tecnologia e innovazione per la difesa europea: riduzione delle spese militari e nuove sfide globali”, organizzato da Avio Aero e IAI – Istituto Affari Internazionali, aperto dall’intervento del ministro della Difesa, Roberta Pinotti (vedi altro articolo). Tra gli intervenuti, Antonio Tajani, vicepresidente del Parlamento europeo, Claude-France Arnould, direttore esecutivo dell’Agenzia Europea di Difesa (EDA), Carlo Calenda, viceministro dello Sviluppo economico, Nicola Latorre, presidente della Commissione Difesa del Senato della Repubblica, Valter Girardelli, vice segretario generale della Difesa e vice direttore nazionale degli armamenti, Lorenzo Fiori, senior vice president strategie Finmeccanica, Joaquim Nunes de Almeida, direttore generale Commissione europea mercato interno e servizi, Jan Pie, segretario generale associazione europea industrie per aerospazio, difesa e sicurezza (ASD), Alessandro Politi, direttore Nato Defence College Foundation e Vittorio Emanuele Parsi, direttore alta scuola di economia e relazioni internazionali (Aseri).
Al centro del dibattito, ripensare i tradizionali modelli di business e la relazione tra industria e difesa. L’Unione europea, infatti, si è recentemente impegnata, con il Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo del dicembre 2013, al rilancio della competitività dell’industria della difesa nell’Ue, mettendo in atto misure che promuovano la ricerca e l’innovazione e che portino gradualmente a un mercato della difesa integrato. Tuttavia, tali misure richiedono uno sforzo congiunto delle autorità nazionali e degli operatori di mercato al fine di ottenere risultati concreti. Dal lato squisitamente pratico, come ha sottolineato l’amministratore delegato di Avio Aero, Riccardo Procacci, “investire nella tecnologia della difesa ha valore per lo sviluppo sociale del Paese” e a testimonianza di questo ha portato un esempio: “Negli anni 80 la nostra azienda fatturava 100 milioni di dollari l’anno, con un portafoglio prodotti al 100% dato dal settore militare-governativo. Oggi fatturiamo 2.000 milioni di dollari, abbiamo 5.000 dipendenti, e l’80% della nostra produzione viene dal civile, grazie alla tecnologia precedentemente sviluppata in ambito militare”. Un maggior coordinamento tra l’industria europea è quanto auspica anche Finmeccanica, in maniera da garantire “sovranità tecnologica nazionale ed europea”, fondamentale alla tenuta di un comparto “manifatturiero”, che genera 2,6 euro per ogni euro investito. L’importante – sottolinea Finmeccanica – è andare verso nuovi programmi senza un avere un ruolo marginale. Efficienza e trasparenza negli appalti pubblici per la difesa è l’obiettivo della Commissione Ue, che sta lavorando al tema parallelo al rilancio dell’industria della difesa europea. “Non siamo gli Stati Uniti – ha detto Nunes de Almeida –, che decidono e fanno, noi possiamo solo incentivare la cooperazione, incoraggiare forme di aggregazione della domanda senza intaccare la necessità di approvvigionamento delle nostre Forze Armate”.
Selettività nelle capacità e compartecipazione di sovranità è stata l’indicazione della Difesa per affrontare il presente e andare verso le future necessità. “Bisogna prevedere la cessione di sovranità tecnologica a favore di altri”. Ha detto Girardelli. “Alcune capacità in Italia non ci sono, come nel settore subacqueo, bisogna dunque definire le future esigenze e colmare il gap, anche guardando fuori”. “Trovare settori dove procedere suddividendo le parti tecnologiche”. Ha aggiunto e soprattutto “avere una programmazione finanziaria e rispettarla”. Concorde Tajani che ha spiegato che se la Ue vuole avere una politica estera comune deve avere anche una politica di difesa comune. “Non basta avere un’industria compatta per essere competitivi. Serve una politica europea. Oggi siamo in 28 – ha proseguito – e non è utile fare tutti le stesse cose”. “Una politica di difesa europea – ha concluso il vicepresidente del Parlamento europeo – non contrasta con la Nato, anzi la rafforza”. Ridurre inutili duplicazioni e non frazionare la spesa è quanto auspicato anche da Claude-France Arnould dell’EDA. “Non dobbiamo fare di più con meno, dobbiamo salvaguardare le risorse per reinvestirle”. Tra le priorità indicate dall’Agenzia di difesa europea per il breve periodo: l’implementazione delle linee guida indicate dal Consiglio europeo e andare verso nuovi programmi ad alto contenuto tecnologico, specie per i settori del rifornimento aereo, sistemi unmanned e cyber. La numero uno ha invitato anche le banche centrali europee a fare la propria parte. “Riorganizzare la spesa militare va bene – ha dichiarato Nicola Latorre -, ma senza intaccare la capacità di tenuta dello strumento militare”. Il presidente della Commissione Difesa del Senato ha inoltre sottolineato la necessità per la Nato di ridefinire la propria missione, anche ridiscutendo le priorità, e per l’Europa di discutere su come cedere sovranità. Focus su mercati emergenti anche per l’industria europea è la soluzione nel breve termine per l’associazione europea industrie per aerospazio, difesa e sicurezza (ASD). “Su questi nuovi mercati, come India e Brasile, le nostre imprese possono andare solo se compatte e pronte a trasferire tecnologia”, dice Pie. “Bisogna tagliare in maniera coordinata – conclude Vincenzo Camporini, vicepresidente IAI, a proposito delle oggettive difficoltà finanziarie in cui versano i budget della difesa europei -, non sarà possibile farlo con tutti i Paesi, ma con qualcuno si”. “È una prova – ha detto – così facendo saremo costretti ad avere una politica comune perchè nessuno potrà andare da solo”. Una sintesi dei lavori e delle raccomandazioni raccolte nel convegno sarà trasmessa alla presidenza italiana nell’ambito del semestre di presidenza dell’Unione europea.