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Problemi da verificare al software del lanciatore russo Soyuz. Potrebbe essere questa la ragione, secondo le prime informazioni, del rinvio del lancio di Cosmo-SkyMed, il nuovo satellite italiano per l’osservazione della Terra. La partenza dalla Guyana francese potrebbe avvenire comunque già domani.

LE PAROLE DI SACCOCCIA

Si tratta di “una cosa assolutamente normale per lo Spazio”, ha spiegato il presidente dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) Giorgio Saccoccia. “Prima di avviare il lanciatore e mandare asset strategici e preziosi oltre l’atmosfera, bisogna essere assolutamente certi che tutto vada nel verso giusto”. Arianespace, che opera il lancio, ancora non ha fornito comunicazioni ufficiali, ma qualche dettaglio è già arrivato. “C’è stato detto – ha spiegato Saccoccia – che potrebbe esserci stato un problema da verificare nel software del lanciatore”. Essendo destinato nella bassa orbita terrestre, a circa 600 chilometri d’altitudine, e avendo finestre di lancio ricorrenti, “ci sarà probabilmente l’opportunità di lanciare domani o nei giorni successivi”. D’altra parte, “il lanciatore Soyuz è già caricato con propellente e questo impone vincoli temporali”, ha rimarcato il presidente dell’Asi.

COSA E’ SUCCESSO

Da Kourou fanno sapere che a circa un’ora e venti dalla partenza, durante il consueto e serrato controllo che precede l’accensione dei motori, si è illuminata una spia rossa, indicatore della presenza di un problema. Fermi tutti, e briefing dei responsabili del lanciatore, tutto in russo. C’è comunque ottimismo. Il vettore Soyuz “è un caterpillar dello Spazio e dagli anni 60 funziona in maniera molto affidabile”, ha spiegato Saccoccia. È alimentato da ossigeno liquido e cherosene, ha rimarcato, un propellente “da tenere a bassissima temperatura”, elemento che “limita quanto può rimanere carico” e che mette “fretta a trovare una soluzione al problema”. È questo l’aspetto “che ci conforta”, ha aggiunto ancora Saccoccia. Potrebbero dunque passare poche ore per il debutto della seconda generazione di Cosmo-SkyMed, capace di notare spostamenti di suolo o strutture nell’ordine dei centimetri. Potrà essere utilizzato per il monitoraggio di zone a rischio, per controllare lo stato del patrimonio artistico del Paese e persino per individuare abusi edilizi.

IL LANCIO MANCATO

I quattro booster del vettore russo Soyuz si sarebbero dovuti accendere alla base spaziale di Kourou alle 09:54 italiane. Dopo circa venti minuti il satellite Cosmo-SkyMed si sarebbe staccato, iniziando le manovre verso l’orbita di destinazione, a circa 620 chilometri d’altezza per un peso al lancio di 2,2 tonnellate. A bordo del lanciatore il satellite italiano non è comunque solo. Con lui ci sono infatti tre cubesat: il dimostratore di nanosatelliti Angels, l’osservatore della Via lattea EyeSat, entrambi per l’agenzia francese Cnes, e il satellite da test per nuove tecnologie di controllo OpsSat per l’Agenzia spaziale europea (Esa). C’è soprattutto la sonda Cheops, la cacciatrice di esopianeti targata Esa, piena di contributi italiani tra Asi, Inaf, Thales Alenia Space, Leonardo e diverse università italiane.

GLI ATTORI COINVOLTI

Finanziato dall’Agenzia spaziale italiana (Asi), dal ministero della Difesa e dal Miur, il sistema Cosmo-SkyMed è espressione delle migliori competenze dell’industria spaziale italiana. Grandi protagoniste Leonardo e le sue joint venture, Thales Alenia Space e Telespazio, con il contributo di tante Pmi del Paese. A guidare il programma c’è Thales Alenia Space, responsabile dell’intero sistema, mentre Telespazio ha realizzato il segmento di terra, ospitando al Fucino il centro di comando e controllo della costellazione, nonché la nuova sala per la delicata fase di “Launch and early orbit phase”, quella in cui i satelliti vengono collocati sull’orbita corretta e iniziano i test di operatività. I dati di Cosmo-SkyMed sono poi commercializzati in tutto il mondo da e-Geos, la partecipata tra Telespazio e Asi che ha festeggiato la scorsa settimana dieci anni di attività.

IL RUOLO ITALIANO PER CHEOPS

A differenza di Cosmo-SkyMed, la sonda Cheops rivolgerà invece gli occhi verso lo Spazio profondo. In un’orbita a 700 chilometri d’altitudine, indagherà la natura dei pianeti extrasolari più grandi della Terra e più piccoli di Nettuno. Sarà la prima missione scientifica a studiare da vicino, per almeno tre anni e mezzo, i sistemi solari già conosciuti, scrutando con estrema precisione ed accuratezza le caratteristiche dei loro pianeti. Lo farà osservando il transito degli esopianeti davanti alle rispettive stelle, metodo permette di capirne la composizione e la presenza di atmosfera. Sarà possibile per Cheops grazie agli “occhi italiani”, progettati e costruiti da Leonardo presso lo stabilimento di Campi Bisenzio, alle porte di Firenze. Su commissione dell’Asi, l’azienda di piazza Monte Grappa ha stato progettato e costruito il telescopio spaziale della missione europea, avvalendosi della collaborazione dell’Inaf, dell’Università di Berna e di tante piccole e medie imprese.