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“La Difesa deve cominciare a giocare d’attacco, presentando e perseguendo le proprie ragioni”. A dirlo oggi a Roma il ministro della Difesa Roberta Pinotti, che ha concluso i lavori della conferenza “Sfide e prospettive per l’industria nazionale della Difesa”, organizzata dal Centro Studi Internazionali (CeSi). Il ministro ha sottolineato l’importanza di aprire la Difesa a tutti per creare un circolo virtuoso nel quale la Difesa possa ripensarsi facendosi “guardare dall’esterno”. In tale strategia si inserisce il Libro bianco, che sarà uno “strumento di revisione e al contempo di comprensione delle nostre esigenze”. Il ministro ha inoltre detto che il Libro bianco a cui si sta lavorando non sarà “chiuso”, ma costituirà un punto di partenza utile alla programmazione economica in materia di sicurezza passibile di continui miglioramenti. Durante il suo intervento il ministro ha inoltre detto che in ambito Difesa “non è più possibile tagliare oltre” e che è necessario capire dove andare ad attingere risorse a cominciare dai fondi europei. Oltre al ministro erano presenti alla conferenza, presieduta dal presidente CeSi, Andrea Margelletti, Guido Crosetto, presidente Aiad, Antonio Perfetti, managing director Mbda Italia e executive group director sales business development dell’azienda missilistica, Enzo Benigni, presidente e amministratore delegato Elettronica, Gianmaria Gambacorta, senior vice president market strategy and defence affairs Fincantieri, Andrea Manciulli, presidente della delegazione parlamentare italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato e Sergio De Luca, direttore generale operations Finmeccanica.

Il mantenimento delle capacità del Paese in un comparto ad alta specializzazione ed eccellenza come quello dell’industria della difesa, unitamente alla necessità di comunicare al grande pubblico i benefici che questo settore è in grado di generare sia in termini economici sia di sovranità su alcuni settori strategici, pur in una situaizone altamente critica dal punto di vista finanziario, è stato il filo conduttore della conferenza. “Voglio provare ad analizzare il settore difesa come un pezzo di Pil”, ha detto il presidente Aiad, Guido Crosetto. “Questo comparto è a un bivio, può scomparire o, come tutti i settori ad alto valore aggiunto, può crescere e diventare un moltiplicatore di risorse”. “Lo Stato – ha detto Crosetto – deve a questo punto decidere come costruire pezzi di ricchezza nei prossimi anni ed anche se intende rimanere tra i grandi Paesi possessori di tecnologia che altri non hanno”. “Il momento è pradossale – ha detto Andrea Manciulli – l’Europa è minacciata su due fronti (crisi ucraina e Mediterraneo, ndr) e nonostante continue minacce alla nostra sicurezza, la difesa non è mai stata così tanto criticata”. “La sicurezza – ha aggiunto Manciulli – non è solo un generatore di ricchezza, ma un elemento di democrazia”. Il presidente della delegazione italiana in seno alla Nato ha sottolineato che il compito della politica è quello di “rifondare la sicurezza in Italia” e di colmare la deficienza di intervento del nostro Paese in ambito difesa. “Dalla difesa – ha detto – passa molto del rilancio dell’Italia e dell’Europa e credo che il Libro bianco potrà contribuire a sanare la situazione”.