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Investimenti, ora per il futuro, programmazione finanziaria certa, strumenti adeguati ad assolvere i compiti a cui è chiamata e sinergie sempre più strette con istituzioni e industria per una gestione efficiente, in grado far fronte alle diverse criticità. Queste alcune delle questione poste ieri all’attenzione delle commissioni Difesa riunite di Camera e Senato dal capo di stato maggiore dell’Aeronautica, generale Alberto Rosso, fornendo un quadro delle sfide e delle criticità dell’Aeronautica militare. “Lo spazio aereo – ha detto il capo di SMA – è un bene della nazione, una via di comunicazione strategica. Nei cieli italiani nel 2018 sono transitati oltre 185 milioni di passeggeri e più di un milione 140.000 di tonnellate di merci, con un incremento annuo stimato del 2%). Inoltre quasi il 90% delle merce venduta in e-commerce viene trasportata per via aerea. I cambiamenti politici e sociali hanno ridefinito il concetto di sicurezza globale e l’incertezza va oggi oltre le frontiere classiche. Informazione e spazio cibernetico sono nuovi campi d’azione anche per le minacce. In questo contesto, l’ambiente aerospaziale è quello più avanzato e l’Aeronautica si trova naturalmente chiamata a fronteggiarlo in tutte le sue declinazioni, affiancandosi alla componente terrestre e navale. La Forza Armata affronta rischi per i quali ha sviluppato risposte per essere all’avanguardia del progresso tecnologico”.

Tra le note dolenti, carenza di mezzi, esercizio e personale. “Nessun mezzo – dichiara il generale Rosso – è efficace senza personale specializzato. La nostra risorsa strategica più importante. Personale ben formato, costantemente addestrato e preparato serve infatti a rispondere alla complessità dei mezzi di cui disponiamo”. “Il progressivo innalzamento dell’età media, soprattutto dei tecnici sottufficiali e del personale civile, causerà una forte uscita per pensionamento già a partire dal 2022-2023. “Queste criticità vanno gestite con congruo anticipo attraverso un’attenta opera di arruolamento, soprattutto in ragione dei lunghi tempi necessari per formazione e addestramento di personale così specializzato: per addestrare un pilota servono sette anni, dai tre ai cinque (a seconda del percorso operativo, ndr) per un operatore di bordo”. “Questo, però – precisa il generale Rosso – si scontra con le necessità che la legge 244 ci impone, ovvero importanti riduzioni entro il 2024, che rendono di fatto difficile, se non impossibile, bilanciare i pensionamenti con gli arruolamenti, sia per il personale militare che per quello civile”. “Chiedo se non sia opportuno rivedere e attualizzare i contenuti della legge alla situazione di tutte le Forze armate”.

“Il personale assorbe quasi l’80% del bilancio ordinario. Le infrastrutture sono attualmente in situazione di forte criticità (20 gli aeroporti principali dell’AM e circa 250 gli enti distribuiti su tutto il territorio nazionale). Il sistema è sano – continua il generale – ma alcune criticità per i compiti assegnati ci preoccupano per il futuro. L’investimento non può essere compresso eccessivamente, pena la perdita di importanti posti di lavoro dell’industria nazionale”. “Siamo in seria sofferenza per l’esercizio, e serve maggiore stabilità e certezza di finanziamenti nel breve e medio periodo, che dovrebbe poter abbracciare idealmente un orizzonte di almeno 5-6 anni per essere più efficace e soprattutto più economico”. “Se si potessero stipulare ad esempio contratti pluriennali di supporto logistico integrato e di manutenzione velivoli, con un orizzonte temporale di medio termine, con la spesa che oggi sosteniamo per coprire le esigenze di 2 o 3 anni si potrebbero ottenere gli stessi servizi per una durata doppia, di 5 o 6 anni”. “A fronte dei tagli registrati negli anni, le ore di volo si sono ridotte in modo minore: questo dimostra l’enorme sforzo per razionalizzare e ottimizzare la spesa corrente”.

Lato flotta, quella dell’AM è in continua riduzione. “La flotta dell’AM si è dimezzata dagli anni duemila ad oggi. Alcuni sistemi sono sotto-impiegati, fermi mentre altri vengono utilizzati solo come parti di ricambio. L’attuale processo di dismissione delle linee Tornado e AMX, se non opportunamente compensato creerà la perdita di capacità fondamentali per la Forza Armata. In tal senso, la qualità non può sempre sopperire alla quantità. Esiste una soglia minima sotto la quale la situazione diventa preoccupante e diminuisce anche la prontezza operativa, ritengo che sia stata raggiunta”. Un allarme il capo di SMA lo ha lanciato anche per la difesa da missili balistici, facendo riferimento al programma CAMM-ER. “Nella funzione di difesa aerea esiste una grave criticità per la capacità contraerea, basata oggi su missili terra-aria, prossimi al ritiro (sistemi Spada e Aspide, ndr)”. “Gli strumenti a disposizione – precisa – non sono in grado di esprimere reali capacità, causa l’obsolescenza e la mancanza di finanziamento di nuovi sistemi che sono già identificati e in sviluppo”.

Nel suo lungo intervento il capo di stato maggiore dell’Aeronautica ha spiegato la necessita di investire oggi per il futuro. “Oggi occorrono mediamente 20 anni per sviluppare un sistema aeronautico che avrà un orizzonte temporale di vita di circa 30-40 anni. Occorre investire ora per i mezzi del futuro”. Senza questo, il rischio è di perdere quelle capacità industriali nazionali ad alto tasso tecnologico difficilmente recuperabili, che ci consentono di mantenere una posizione di rilevanza nel contesto europeo e internazionale”. “Solo così potranno essere generati quei benefici operativi, industriali, economici, occupazionali che consentono di incassare i dividendi dell’investimento, con un fattore moltiplicatore pari a 2,6 euro per ogni euro speso per l’economia italiana, 2,7 per il gettito fiscale”. L’aerospazio in Italia vede  38.000 posti di lavoro diretti e 200.000 se si considera l’intera filiera e coinvolge imprese grandi e piccole. “L’aerospazio è uno dei sistemi più dinamici per gli investimenti in ricerca e sviluppo e rappresenta l’11,5% del totale nazionale”. “L’Italia –  prosegue il capo di SMA – dispone di competenza tecnologica nel settore grazie ad una lunga e consolidata tradizione. La qualità dei nostri prodotti (M-346, Eurofighter, alcuni dei programmi citati, ndr) è frutto della sinergia tra competenze industriali e capacità della Forza Armata. Oggi non solo compriamo un prodotto, ma lo costruiamo e lo esportiamo”.

E a proposito di investimenti da programmare oggi per il futuro, rispondendo a una domanda in audizione, il generale Alberto Rosso ha dichiarato: “Oggi è il momento giusto per iniziare a parlare del successore dell’Eurofighter (massima espressione aveva detto in precedenza della capacità industriale nazionale nel settore della difesa). Lo è dal punto di vista militare, ma anche industriale. “O l’industria nazionale sale su uno dei treni che stanno partendo (franco-tedesco da un lato con il FCAS, inglese dall’altro con il programma Tempest) o rimarremo fuori da quello che sarà uno dei principali programmi aerospaziali per l’industria della difesa europea nei prossimi 20-30 anni”.

Riguardo invece l’F-35, il generale Rosso ha ribadito, in continuità con le dichiarazioni precedenti della Forza Armata, la centralità del sistema d’arma ed ha espresso preoccupazione sul destino del programma. “Siamo preoccupati – ha detto – sia sull’incertezza del programma F-35, sia riguardo un’eventuale riduzione numerica, in quanto se non adeguatamente compensata, l’uscita di alcuni dei nostri assetti (AMX, Tornado, ndr) genererà delle criticità per la Forza Armata. “l’F-35 è un tassello fondamentale del nostro sistema di difesa, in grado di processare una mole impressionante di dati e informazioni, presentando ai piloti e ai centri a terra una mappa dell’ambiente nel quale si opera aggiornata costantemente. Questo impatta sulle capacità delle Forza Armata e a livello strategico ed interforze.  Per la qualità dei dati acquisiti l’F-35 diventa uno strumento a disposizione del governo e della Difesa per effettuare la scelta giusta al momento giusto”.

Intanto, secondo l’Agenzia Ansa, la Difesa pagherà al prime contractor del programma Lockheed Martin i 389 milioni di euro dovuti per i lotti già contrattualizzati dall’Italia. Il ministro della Difesa Elisabetta Trenta firmerà l’atto di pagamento. Si tratta di fondi già stanziati e fermi da marzo 2018 che corrispondono ad una parte della quota annuale. Il costo annuo del programma F-35 è di circa 600-700 milioni l’anno. Finora l’Italia ha ordinato 14 F-35, 11 già consegnati e i long lead e extra long lead items per 13 velivoli appartenenti ai Lotti di produzione  12, 13 e 14. Fonti governative hanno precisato all’agenzia che sul programma restano tuttavia delle “perplessità e che dunque sarà rivisto, come già annunciato in più occasioni”. Conclusa infine la  valutazione tecnica avviata sul programma. “Il dossier – scrive Ansa – passerà adesso a Palazzo Chigi e verrà discusso a livello di capi Stato dai due presidenti di Italia e Usa, Giuseppe Conte e Donald Trump”. Quanto al velivolo P1HH di Piaggio Aerospace il generale Rosso ha confermato che il velivolo non incontra le esigenze della Forza Armata. “Occorre un programma non tampone, che garantisca  ritorni operativi ed occupazionali”.