Satellite Luch, la Russia respinge le accuse di interferire con i sistemi Usa

Di Francesco Pesce

La Russia ha respinto ufficialmente le accuse di aver posizionato un satellite Luch tra due satelliti manovrati da Intelsat, una compagnia che ha sedi in Lussemburgo e in Virginia e controlla 75 sistemi, alcuni dei quali sono usati per assicurare le comunicazioni del dipartimento della Difesa americano.
Ivan Moiseyev, direttore dell’Istituto russo di politica spaziale, un’organizzazione di ricerca indipendente e non profit, ha dichiarato ieri all’agenzia di stampa russa RIA Novosti che “la possibilità di collisione o di qualunque interferenza” del Luch con i satelliti vicini “è estremamente ridotta”.
Queste parole hanno rappresentato la prima presa di posizione da parte russa su una faccenda che si trascina da tempo. Il satellite Luch è stato lanciato nel settembre 2014, e sette mesi dopo si era andato a situare tra i satelliti Intelsat 7 e Intelsat 901, presenti entrambi su un’orbita geostazionaria a 36mila chilometri sopra l’equatore. Poi, alcune settimane fa, il Luch si è mosso nuovamente. Questo posizionamento ha comunque insospettito Washington, tanto che il satellite russo è stato recentemente all’ordine del giorno in riunioni riservate del dipartimento della Difesa.
Moiseyev ha specificato che il Luch è “solamente un satellite di trasmissione, che invia segnali sulla Terra dai veicoli spaziali, per esempio dalla Stazione spaziale internazionale, oppure da un satellite all’altro”. “In nessun caso può essere strumento di aggressione” ha specificato l’esperto. “Qualunque satellite può fare manovre errate, ma le collisioni sono estremamente rare”.
Diversamente la pensa Key Sears, presidente di Intelsat General, la branca di Intelsat che si occupa di fornire servizi al governo Usa. La dirigente ha infatti bollato i movimenti del satellite russo come “irresponsabili”, sostenendo che il Luch era abbastanza vicino da mettere a repentaglio “la sicurezza del volo” dei sistemi Intelsat. Sears ha dichiarato anche che la sua compagnia aveva provato a contattare i proprietari del satellite russo, sia direttamente sia attraverso il Pentagono, ma senza ricevere risposta.