, In Evidenza

Che la comunità internazionale si accordi per rendere il Medio Oriente una nuclear-free zone, un’area libera da centrali nucleari e ordigni atomici, sembra al momento un’utopia. Ma forse il multileralismo è subottimale: lo storico accordo tra l’Iran e i 5+1, concluso a luglio, sembrerebbe testimoniare l’efficacia di un approccio graduale alla non-proliferazione atomica, basato su singole intese bilaterali.

Questa è la riflessione sviluppata durante la conferenza internazionale “Nuclear disarmament and proliferation: what prospects after 2015?” organizzata questo pomeriggio a Roma dall’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi) e il Centro studi americani. Ospiti dell’evento sono stati tre ambasciatori: Giancarlo Aragona, attuale presidente dell’Ispi, che ha moderato l’incontro, Carlo Trezza, già presidente del gruppo d’intesa tra Stati denominato Missile Technology Control Regime, e il brasiliano Sergio Duarte, già Alto Rappresentante Onu per il disarmo.

“Il progetto di convocare un meeting internazionale sulla creazione in Medio Oriente di una nuclear-free zone era parte della bozza d’intesa redatta lo scorso maggio, al termine della conferenza per il riesame del Trattato di non proliferazione atomica (Tnp)” racconta l’ambasciatore Duarte. “Tuttavia molti partecipanti, tra cui Stati Uniti e Canada, hanno definito l’idea ‘prematura’, di fatto bloccando l’approvazione del documento. E la conferenza si è risolta in un nulla di fatto”.

Sempre con riferimento al Medio Oriente, l’ambasciatore Carlo Trezza ha ricordato che in passato si arrivò a prevenire pacificamente un progetto nucleare della Libia, ma di entità inferiore rispetto a quello iraniano, mentre fu necessario ricorrere più volte all’uso della forza per bloccare il programma dell’Iraq. Trezza ha sottolineato l’importanza del percorso sperimentato attraverso l’accordo con l’Iran: “E’ la prima volta che un Paese che ha acquisito significative capacità nell’arricchimento dell’Uranio, il primo passo verso la produzione dell’arma nucleare, ha accettato consensualmente restrizioni sul proprio programma”. Potrebbe quindi costituire un primo passo verso un Medio Oriente “denuclearizzato”, un obiettivo a cui l’intero mondo arabo ha sempre dichiarato di aspirare.

Il moderatore Giancarlo Aragona ha evidenziato come, concettualmente parlando, la non-proliferazione e il disarmo atomico dovrebbero progredire insieme. La realtà è però molto diversa: il Tnp ha impostato un quadro globale di regolamentazione, pur con tutte le sue contraddizioni e i suoi limiti, mentre non è mai stato concluso alcun trattato multilaterale sul disarmo.
“E’ possibile un mondo senza armi atomiche?” domanda Aragona. “Margaret Thatcher diceva che le armi nucleari ormai sono state inventate e non si possono ‘de-inventare’. Tuttavia, il Tnp ha istituzionalizzato un regime discriminatorio dove la moltitudine degli Stati che hanno rinunciato a sviluppare armi atomiche deve convivere a tempo indeterminato con cinque Potenze nucleari, le quali sostengono fermamente che il possesso di tali armi sia indispensabile per la loro sicurezza. È opportuno che anche i cinque avviino una riflessione”.

Se il bilateralismo può funzionare nel breve periodo, dunque, in un orizzonte temporale più ampio un approccio multilaterale è imprescindibile. Rendere il Medio Oriente una nuclear-free zone è un obiettivo prioritario non di una parte, ma della comunità internazionale nel suo insieme, data l’instabilità della regione e il rischio concreto che ordigni nucleari cadano in mano a fanatici o terroristi. L’ambasciatore Duarte ha concluso con una riflessione: “Il cambiamento climatico rischia di sterminare la civiltà in qualche decennio, ma per la bomba atomica è sufficiente un attimo. In entrambi i casi, tanto per ridurre le emissioni di carbonio quanto per smantellare le armi nucleari, è indispensabile una base di consenso internazionale”.