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In un mondo in cui l’informatica entra sempre più a far parte della nostra vita privata e professionale, avere la capacità di difendersi dagli attacchi cyber diventa un asset strategico e in alcuni casi esistenziale.
Entro il 2020 si calcola che ci saranno 4 miliardi di utenti in Rete e 50 miliardi di oggetti connessi nel vasto sistema dell’Internet of things – di cui il 35% riguarderà connessioni da macchina a macchina (M2M). Tra il 2012 e il 2017 i dati mobili aumenteranno di ben 13 volte e il tasso è destinato a crescere in modo esponenziale negli anni successivi.
Tutta questa mole di informazioni costituisce terreno fertile per gli attacchi cyber, il cui impatto globale in termini economici è stato stimato in circa 3mila miliardi di dollari.
Selex ES-Finmeccanica ha installato a Chieti uno dei più potenti sistemi al mondo in grado di monitorare il flusso di informazioni di aziende e pubbliche amministrazioni al fine di prevenire e rispondere alle minacce cibernetiche. Si tratta del SOC (Security Operation Center). In una conversazione di Airpress con Andrea Biraghi, managing director della divisione Security and information systems dell’azienda, cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta e quanto importante sia la presenza di questa infrastruttura per la sicurezza del sistema-Paese.
Direttore Biraghi, ci racconta un po’ la storia del centro Selex di Chieti?
È un centro di eccellenza per la cyber security e l’intelligence, quindi quella parte dell’organizzazione che si occupa di proteggere e mettere in sicurezza sistemi informatici, reti e asset dei nostri clienti in termini di conoscenza, know-how e proprietà intellettuale.
Chi sono i vostri clienti?
Dalle multinazionali alla Pubblica amministrazione, dal mondo della difesa – che è uno dei nostri principali clienti – alle Piccole e medie imprese che, attraverso un sistema di partnership con gli operatori delle telecomunicazioni, oltre ai servizi di connettività, ricevono un sistema di protezione informatica.
Oltre che per la protezione di aziende e sistemi della PA, la divisione opera anche per garantire la sicurezza del Paese da attacchi terroristici?
La sicurezza ha tante sfaccettature: dalla protezione delle reti alla sicurezza fisica. Nell’ottica dell’intelligence si tratta di reperire informazioni che poi sono utili per proteggere infrastrutture critiche in tutti gli aspetti della sicurezza.
A cosa fa riferimento quando parla di intelligence nell’ambito cyber?
In particolare all’open source intelligence, lo studio di una parte di Internet, il cosiddetto deepweb o darkweb che costituisce la sfera non indicizzata della Rete, non raggiungibile attraverso normali motori di ricerca, in cui avviene tutto lo scambio di informazioni tra comunità che aiutano ad attaccare le reti informatiche o a trovare vulnerabilità nei sistemi informatici. Riuscire a scoprire e capire cosa queste persone si scrivono e si dicono nel darkweb ci consente di essere molto più forti nella difesa.
Il SOC è considerato uno dei sistemi più potenti al mondo in grado di monitorare il traffico cyber. Perché?
Un paio di anni fa è stata stilata una classifica basata sulla combinazione tra capacità di calcolo e consumo. Si deve considerare che i supercalcolatori assorbono tantissima corrente elettrica e richiedono un elevato consumo per il raffreddamento, di conseguenza, viene richiesto sempre di più il rispetto di parametri di consumo. Questa classifica vedeva il sistema di Chieti al secondo posto al mondo, con una capacità di calcolo di 310 teraflop, (310mila miliardi di operazioni al secondo). Internet è enorme e per poter leggere tutto quello che succede e che viene scambiato c’è bisogno di un sistema molto performante.
Selex ES si è aggiudicata il contratto del valore di 19 milioni di euro per l’estensione del programma NATO Computer Incident Response Full Operational. Cosa comporterà?
La gara con la Nato è partita nel 2012 ed è stata aggiudicata nel 2013 con la realizzazione del sistema nel 2014 e un continuo aggiornamento dello stesso che prosegue ancora oggi. La cyber security non ha un confine temporale definito; quando si crea un sistema bisogna aggiornarlo continuamente, perché la controparte cresce nella sua capacità di attacco e non bisogna mai sedersi sugli allori. Si è trattato di una gara internazionale che ci ha visto competere contro tutti i principali attori mondiali e l’Italia, attraverso Selex-Finmeccanica, ha rappresentato un’eccellenza aggiudicandosi la responsabilità di proteggere tutte le infrastrutture della Nato, ovvero tutti i 70mila utenti che ogni giorno lavorano sulle reti dell’Alleanza in più di 28 nazioni diverse su 55 siti.
Quindi la relazione transatlantica si conferma fondamentale non solo in termini di sicurezza ma anche di crescita industriale?
La collaborazione è molto importante, soprattutto nel settore della sicurezza informatica. Internet non conosce confini nazionali, di conseguenza la collaborazione tra Paesi porta tutti a essere un po’ più forti. Inoltre, la capacità di Selex ES di calamitare l’attenzione e riuscire a trovare i migliori prodotti e i migliori partner ci aiuta a offrire ai nostri clienti un servizio di protezione su misura.
Il centro di Chieti rappresenta una rilevante opportunità per la crescita locale e l’occupazione?
Certamente si tratta di una bella opportunità in cui la provincia italiana ha dimostrato di dare il meglio di sé. Chieti ci ha permesso di costruire un centro in cui lavorano 400 persone specializzate, ingegneri con alto livello di scolarizzazione, in gran parte reclutati attraverso il contatto con l’università della zona.