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Il programma Space surveillance telescope (Sst) della Defence advanced research projects agency (Darpa) ha raggiunto la sua fase finale, passando sotto il controllo dell’Air force statunitense. Il telescopio, considerato dal Dipertimento della Difesa (DoD) americano come il più potente e sofisticato strumento per la sorveglianza di oggetti spaziali, è stato consegnato all’aeronautica militare presso l’apposito sito di North Oscura Peak, nella sezione settentrionale del White Sands Missile Range, l’enorme spazioporto militare in New Mexico. “Non capita spesso di assistere all’inizio di un’intera nuova capacità militare, ma è esattamente quello che sta succedendo oggi”, ha detto il maggior generale dell’Air force Nina Armagno, direttore dei programmi di sviluppo del Comando Spaziale dell’aeronautica statunitense. Con il passaggio Darpa-Air force inizia difatti la fase operativa del Sst, che sarà presto spostato presso la stazione di comunicazione navale Harold E. Holt in Australia occidentale. Secondo il Memorandum of understanding firmato dai ministri della difesa di Washington e Canberra nel 2013, infatti, il potente telescopio resterà dell’Air force statunitense ma sarà operato e mantenuto in Australia, in virtù della migliore posizione per test e dimostrazioni, da personale dell’aeronautica australiano . In ogni caso, il Sst sarà parte dell’architettura dello Space surveillance network (Ssn) statunitense che fa riferimento al Comando spaziale dell’Air force in Colorado.

Per la Darpa, che ha curato lo sviluppo del telescopio insieme al Lincoln Laboratory del Massachusetts Institute of Technology (Mit), il Sst rappresenta una svolta epocale per la tecnologia di osservazione spaziale, permettendo di individuare e tracciare oggetti molto piccoli (della dimensione di una palla da baseball) pur mantenendo un campo visivo estremamente ampio. Il telescopio “può ricercare un’area più grande degli Stati Uniti continentali in pochi secondi, e rilevare più volte in una notte l’intera cintura geostazionaria nel suo campo visivo, circa un quarto di cielo”, spiega il Dipartimento della Difesa. L’impiego militare, ha spiegato la Armagno, è necessario in virtù dell’evoluzione della minaccia, che si estende evidentemente anche allo spazio extra-atmosferico. “Non possiamo più permetterci il lusso – ha spiegato il maggior generale – di assumere che operiamo in un ambiente benigno o che i conflitti saranno limitati a terra, acque e aria. Ci dobbiamo preoccupare del fatto che un conflitto possa estendersi allo spazio”. Proprio per questo, il Sst rappresenta “una capacità tanto importante per il Comando spaziale dell’Air force”, ha aggiunto la Armagno. “Ci permette di capire l’intento dei nostri avversari nella sua fase iniziale – ha detto ancora il maggior generale – e di avere l’allarme strategico necessario a soddisfare stringenti richieste operative e a rispondere a qualsiasi tipo di attacco nello spazio”.

Non è proprio lo scudo spaziale di reaganiana memoria, ma il programma Sst sembra fornire, almeno stando alle dichiarazione dei vertici militari statunitensi, uno strumento di sorveglianza accurata e attenta in un ambiente di sicurezza da cui non si può più escludere il dominio spaziale.