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“I successi del caccia Rafale di questi ultimi 2-3 mesi sono davvero impressionanti. In termini di ordini sul mercato export il Rafale e l’Eurofighter se la giocano, ma se guardiamo alla produzione complessiva l’Eurofighter è decisamente avanti”. Così il numero uno di Airbus Group, Tom Enders in un’intervista ad Aviation Week, dove accenna alcune previsioni sull’Eurofighter, così come su altri importanti programmi del costruttore europeo, alla vigilia del salone di Parigi. “Il Typhoon è un grande aereo – si legge -, ma abbiamo dovuto lottare per inserire rapidamente nel sistema d’arma quelle capacità che la concorrenza già aveva. Questo in parte è stato causato dal lungo processo decisionale che caratterizza il programma, imputabile al fatto di dover sempre mettere d’accordo tre industrie e quattro governi. E’ facile prendere decisioni quando si è da soli”. A marzo 2015 gli ordini totali per il caccia multiruolo europeo, al cui programma partecipano 4 nazioni partner, ammontano a 716. I velivoli consegnati sono invece 429, mentre 425 quelli in linea con le diverse aeronautiche.
In particolare, riguardo il miglioramento delle capacità operative del sistema d’arma Enders ha spiegato: “Avremo il radar E-Scan e capacità di attacco al suolo, ma solo in futuro, mentre alcuni dei nostri competitor dispongono già di questo tipo di capacità”. “Sono fiducioso – ha aggiunto – che ci saranno nuovi ordini sul mercato export e questo significherà mantenere aperte le linee di assemblaggio per diversi anni. In ogni caso, anche se la produzione dovesse cessare, l’Eurofighter rimarrà un buon affare. Il supporto al sistema è tradizionalmente molto più redditizio della produzione di un caccia”. Al programma, che impiega complessivamente circa 100.000 persone, subfornitori compresi, l’Italia partecipa attraverso Finmeccanica-Alenia Aermacchi, con il 21%, mentre Germania e Spagna, attraverso Airbus DS, detengono rispettivamente il 33% e il 13%. Il restante 33% appartiene al Regno Unito, con Bae Systems. Parlando più in generale di Europa e di industria, Enders ha dichiarato che i budget per la difesa si stanno stabilizzando, anche se resta da vedere se e quando torneranno a crescere. “I governi europei sono ancora lontani dal raggiungere il loro obiettivo di spendere in questo settore il 2% del Pil e possiamo tranquillamente affermare che l’Europa non ci arriverà mai se la Germania continuerà a rimanere attorno all’1.2%”.