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Cooperazione economica tra Italia e Serbia, confronto Pristina-Belgrado e stabilità nei Balcani occidentali. Sono questi i principali temi emersi nel corso della visita a Belgrado del ministro della Difesa Elisabetta Trenta.

“L’Italia rispetta la neutralità militare della Serbia, ma apprezza anche la scelta del Paese di collaborare con la Nato e la partecipazione degli appartenenti dell’esercito serbo nelle missioni di pace dell’Onu e dell’Ue in tutto il mondo”. Così ha detto il ministro ricevuto a Belgrado dal presidente della Serbia Aleksandar Vucic. “L’Italia ritiene che la Serbia sia un Paese cruciale per la pace e la stabilità nei Balcani occidentali”, ha poi aggiunto il numero uno di Palazzo Baracchini.

Da parte sua, il presidente Vucic ha espresso gratitudine per l’aiuto fornito dall’Italia al processo di integrazione europea della Serbia, ricordando quanto sia importante per l’economia serba attirare gli investimenti delle piccole e medie imprese italiane e riuscire ad adottare le loro esperienze nel mondo del lavoro. Dal punto di vista regionale, il capo di Stato serbo ha invece espresso preoccupazione per il proposito di Pristina di costituire un esercito, sostenendo che questo atto potrebbe compromettere la stabilità e la sicurezza dell’area, nel caso tali forze entrassero nel nord del Kosovo a maggioranza serba. Il presidente ha anche sottolineato che nessun documento giuridico internazionale prevede la formazione di un esercito, aggiungendo di aspettarsi comprensione da parte dell’Italia circa il fatto che tali mosse potrebbero portare a conseguenze tragiche.

Secondo il ministro Trenta è necessario salvaguardare il dialogo fra Pristina e Belgrado. In tal senso, l’Italia contribuisce alla stabilizzazione dei Balcani anche attraverso la sua partecipazione alla missione Kfor, comandata dal generale Salvatore Cuoci, e fondamentale per la “tutela della pace e della stabilità e per la protezione dei serbi e delle altre comunità non albanesi in Kosovo”.

Il viaggio del ministro italiano è stato l’occasione per un faccia a faccia con il primo ministro Ana Brnabic, con cui la Trenta ha concordato sull’importanza del dialogo per la sicurezza dei Balcani, e sull’esigenza di raggiungere una soluzione di compromesso con il Kosovo. L’anno prossimo sarà significativo per i rapporti fra i due Paesi perché si celebreranno i 140 anni delle relazioni diplomatiche e i 10 anni del partenariato strategico. La premier ha suggerito che una seduta intergovernativa fra Italia e Serbia a Belgrado potrebbe fornire un contributo concreto al rafforzamento del partenariato.

 La collaborazione tra gli eserciti italiano e serbo in ambito di missioni internazionali è stata al centro del confronto avuto tra il ministro italiano e il suo omologo Aleksandar Vulin, che si è detto “fiero di questo sforzo congiunto volto ad assicurare pace e stabilità per altri popoli”. Anche Vulin si è soffermato a parlare del rapporto tra Pristina e Belgrado, sostenendo che la Serbia non può accettare la formazione di un esercito del Kosovo e ricordando che la Risoluzione 1244 delle Nazioni Unite “sancisce che l’unica Forza armata del Kosovo è la Kfor”.