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Dopo i recenti viaggi di Moavero, Salvini e Conte in Russia, qualcuno ha paventato l’ipotesi di uno scivolamento ad est del nostro Paese, tesi già in voga quando i giallo-verdi presentarono la prima bozza del contratto di governo con la richiesta di rimozione immediata delle sanzioni a Mosca. Ebbene, a dissolvere i nuovi dubbi è intervenuto il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, ribadendo la convinta “vocazione” europea e transatlantica dell’Italia, citando Alcide De Gasperi, e chiedendo di rinsaldare i rapporti tra Bruxelles e Washington nel campo della Difesa. Con un discorso a forti tinte europeiste, la titolare di palazzo Baracchini è intervenuta Roma per l’inaugurazione dell’anno accademico del Centro alti studi per la difesa (Casd), parlando a una platea di rappresentanti delle Forze armate, del mondo della sicurezza e dell’industria.

UN QUADRO COMPLESSO

Prima di tutto, occorre guardare al contesto internazionale, a partire dalle minacce che incombono sulla sicurezza italiana ed euro-atlantica. Il quadro descritto dal ministro Trenta è “necessariamente ampio e complesso”, e rispecchia “la particolare mutevolezza di uno scenario strategico in continua evoluzione”. Le Trenta ha infatti ricordato i maggiori teatri che vedono impegnati i nostri militari, dall’Iraq (Paese a cui il ministro ha fatto recente visita), all’Afghanistan, dove “restiamo uno dei Paesi più impegnati”, pur “nel quadro del progressivo ripiegamento del nostro contingente” già pianificato dal precedente esecutivo. C’è poi il Libano, “che rimane teatro di grande rilevanza strategica, oggi esacerbato dagli effetti della crisi siriano-irachena”, Paese in cui l’Italia guida la missione dell’Onu Unifil. C’è la Libia, “per noi di grandissima importanza”, ma anche il Corno d’Africa e la Somalia, “fondamentale per la sicurezza internazionale”. Infine, c’è la missione più recente, quella in Niger, “per la stabilizzazione dell’area e il rafforzamento della capacità di controllo del territorio”.

UNA VOCAZIONE EURO-ATLANTICA

Tutto questo, viene fatto “insieme ai nostri alleati europei ed americani – ha rimarcato il ministro – poiché Unione europea e Alleanza Atlantica restano i cardini della nostra politica militare”. D’altronde, l’Italia è un Paese europeo “per vocazione ma anche per scelta razionale e lungimirante”. Le sfide dalla globalizzazione, ha spiegato, sono tali per cui nessun Paese potrebbe gestirle da solo. Per questo, “l’Italia ha sempre dato forti segnali di voler intraprendere il cammino verso una reale integrazione europea nel campo della Difesa”. Passi in avanti ce ne sono stati, ha detto il ministro, riferendosi con ogni probabilità alla Cooperazione strutturate permanente (Pesco), ma anche al Programma di sviluppo dell’industria europea della difesa (Edipd), ormai partito in attesa che del più cospicuo Fondo europeo per la difesa (Edf), che si preannuncia dotato di 13 miliardi di euro tra il 2021 e il 2027.

UN NUOVO CORSO DELL’UE

È questo “un nuovo corso dell’Unione europea”, ha rimarcato la Trenta. Eppure, “bisogna fare molto di più”, consapevoli “degli enormi vantaggi che deriverebbero da un approccio condiviso al tema della Difesa europea”. Ciò vale anche “in termini di rafforzamento del legame transatlantico” con gli Stati Uniti di Donald Trump. Tra le due sponde dell’Atlantico c’è un legame “saldo”, che “rimarrà tale” poiché basato “sull’identità di valori, a partire dal rispetto per la democrazia e lo stato di diritto”. Per il Vecchio continente, l’occasione di rilancio potrebbe arrivare proprio dalla difesa, “elemento centrale nel processo di aggregazione”. Ad ogni modo, “le risposte alle tante domande non possono provenire solo dal mondo della Difesa”, ha ammesso la Trenta, anche perché l’Europa “è molto altro, è identità culturale, comunanza di valori, è la nostra Patria Europa come ebbe a definirla Alcide De Gasperi nel lontano 1954”. Di questa Europa, ha concluso, “oggi sentiamo la necessità di esaltarne ricchezze e potenzialità, senza nasconderci i limiti da superare e le fatiche ancora da compire, ma convinti che oggi essa non è una scelta possibile, ma l’opzione necessaria per poter garantire un futuro di pace”.

L’EVENTO AL CASD

Occasione dell’intervento del ministro Trenta è stata l’apertura dell’anno accademico 2018-2019 del Centro alti studi per la Difesa (Casd). A fare gli onori di casa è stato il suo presidente, il generale Massimiliano Del Casale, affiancato sul palco dal prefetto Alessandro Pansa, direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (Dis), che ha tenuto una lectio magistralis sugli scenari attuali di sicurezza, e dal capo di Stato maggiore della Difesa uscente Carlo Graziano, impegnato in questi giorni in un tour di saluto alle Forze armate prima di assumere la presidenza del Comitato militare dell’Unione europea. Il prossimo lunedì, passerà l’incarico attuale al generale Enzo Vecciarelli, che domani lascerà a sua volta la guida dell’Aeronautica militare nelle mani del generale Alberto Rosso. Oggi, in platea, c’erano anche il capo di Stato maggiore della Marina Valter Girardelli, dell’Esercito Salvatore Farina, il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri e quello della Guardia di Finanza Giorgio Toschi. Per l’industria, c’erano tra gli altri gli amministratori delegati di Leonardo Alessandro Profumo ed Elettronica Enzo Benigni.