Vi spiego l’offensiva per liberare Mosul. Parla il ministro Pinotti

Di Stefano Pioppi

È in corso in queste ore l’offensiva delle forze irachene, sostenute dalla coalizione internazionale, per la liberazione di Mosul, roccaforte dell’Isis in Iraq. Città a maggioranza sunnita nel nord del Paese, Mosul era stata conquistata abbastanza agevolmente a giugno 2014 dai miliziani dello Stato Islamico che rischiano ora di subire un’altra sconfitta dal notevole valore simbolico. Certo, non mancano le preoccupazioni da parte delle organizzazioni internazionali umanitarie, spaventate dall’impatto che un eventuale assedio avrebbe sulla popolazione civile. Fattori da considerare con attenzione, come ha spiegato proprio il ministro della Difesa Roberta Pinotti, ospite questa mattina di Gerardo Greco nella trasmissione Agorà di Rai3.

“Oltre la metà del territorio occupato in Iraq dal cosiddetto Califfato era stato già ripreso, però l’offensiva di Mosul era preparata da tanto tempo, per l’essenzialità di riprendere questa città simbolo, centro fortissimo del radicamento dell’Isis in Iraq”. La situazione irachena è “molto composita – ha spiegato il ministro – tra curdi, sunniti, sciiti, l’anno di preparazione per riprendere Mosul è servito anche per capire con quale strategia intervenire e quale sarà la composizione della futura governance“. Per questo, “la preparazione militare è stata fatta da lungo tempo, ma c’è anche il tema della popolazione di Mosul, che nulla ha a che fare con l’Isis e che deve essere salvaguardata”. Rispetto ad alcune voci che paventavano anche la partecipazione delle Forze italiane presenti nel Paese all’offensiva, il ministro ha precisato: “i nostri militari non saranno coinvolti nella battaglia”. Essi, ha proseguito la Pinotti, “sono al momento impegnati in Iraq nella salvaguardia della diga di Mosul, a una trentina di chilometri dalla città, oltre agli addestratori che sono ad Erbil e a Baghdad. Complessivamente, tra settore aereo e settore terrestre, noi contiamo circa 1.400 unità”. In ogni caso, sono pronti “quattro elicotteri per la protezione e il soccorso di eventuali feriti”, ha aggiunto la Pinotti.

C’è stato modo anche di trattare un eventuale impegno militare in Libia. “Non c’è stata alcuna richiesta di un nostro intervento militare”, ha spiegato il ministro. “Né al momento, né per tutte le interlocuzioni che ho avuto con i libici fino a oggi, ci sarà una richiesta del genere da parte della Libia, che ha un popolo diviso ma molto orgoglioso e che ritiene che la gestione della sicurezza sul proprio territorio debba essere fatta dai soldati libici”, ha ribadito la Pinotti. “In Libia noi facciamo un’altra cosa: stiamo curando i feriti per la ripresa di Sirte. Insieme all’Europa cominceremo ad addestrare la guardia costiera libica che dovrebbe essere quella in grado di presidiare le coste”.